Recensioni

A seguito di una ristrutturazione del blog, le recensioni più recenti sono inserite con un link che rinvia al relativo post pubblicato in home.

Buona lettura.

LO ZIO DEL BARBIERE E LA TIGRE CHE GLI MANGIÒ LA TESTA DI WILLIAM SAROYAN

Lo zio del barbiere e la tigr e che gli mangiò la testa

E NON HAI VISTO ANCORA NIENTE DI EMANUELA NAVA. UN LIBRO PER RITORNARE ALLA VITA

e_non_hai_visto_ancora_niente_

E non hai visto ancora niente di Emanuela Nava, Tralerighe, 2016.

I TOPI DI DINO BUZZATI. BRIVIDI CON LA NUOVA CASA EDITRICE PELLEDOCA

I topi di Dino Buzzati Pelledoca editore

MIO PAPÀ SA VOLARE! DI DAVID ALMOND

Mio_papà_sa_volare

SULLA COLLINA DI ILARIA FERRAMOSCA E MAURO GULMA, TUNUÉ

sulla collina tunué

“MI DISEGNI UN PICCOLO PRINCIPE?”. MICHEL VAN ZEVEREN, BABALIBRI

IMG_20170509_104131

TRE PORTOGHESI SOTTO UN OMBRELLO (SENZA CONTARE IL MORTO) DI RODOLFO WALSH, GALLUCCI

Tre portoghesi sotto un ombrello Rodolfo Walsh

QUELLILÀ DI DANIELE MOVARELLI E MICHELE ROCCHETTI, GIRALANGOLO

Quellilà_Giralangolo_Movarelli_Rocchetti

INCONTRI DISINCONTRI. JIMMY LIAO RACCONTA LA PRIMAVERA DELL’AMORE

Incontri disincontri di Jimmy Liao

 

“LA MIA VITA ALL’OMBRA DEL MARE”. LA LOTTA DI DON PUGLIESI RACCONTATA AI RAGAZZI

cover_La_mia_vita_all'ombra_del_mare

LONELY PLANET KIDS. GUIDE TURISTICHE PER PICCOLI VIAGGIATORI

Parigi_978-88-5923-183-7

 

TI DARÒ IL SOLE UN LIBRO PER COSTRUIRE TRABALLANTI PIRAMIDI UMANE

Ti darò il sole

ZERØES. OGNI POTERE HA IL SUO PREZZO

zeroes_cover

 

LEA E L’ELEFANTE. SI VOLA SOLTANTO INSIEME AGLI ALTRI

Lea_cover

 

CASCA IL MONDO. UN LIBRO PER PARLARE DI TERREMOTO E DI GUERRA DAL PUNTO DI VISTA BAMBINO

casca_il_mondo_cover

 

“IL GIARDINO DEI MUSI ETERNI” E “NINO E NINA”. BRUNO TOGNOLINI SCRIVE AD OCCHI “SPALANCHIUSI”

cover_tognolini

 

“UN BENE AL MONDO” E “LA PANTERA SOTTO IL LETTO”. ANDREA BAJANI PARLA DELL’INFANZIA E ALL’INFANZIA

un-bene-620x372

“ANDREA NON HA PIÙ PAURA”. IN ANTEPRIMA IL NUOVO ALBO DI LORENZA FARINA

andrea-non-ha-piu-paura-copertina

“ABBRACCIAMI”. UN ALBO DA REGALARE ANCHE AGLI ADULTI

abbracciami_cover

“SE SAPREI SCRIVERE BENE”. MANUALE DI SCRITTURA PER EMOZIONI

se-saprei-scrivere-bene_cover

FILO MAGICO. UN LIBRO CHE NON FINISCE MAI

cover_filo_magico

“IL CLUB ANTILETTURA”. UN LIBRO PER CONQUISTARE I NON LETTORI

il_club_antilettura_cover

“NENÈ CON L’ACQUA FA DA SÉ”. UN LIBRO CHE PROMUOVE LIBERTÀ E AUTONOMIA

nene_cover

“SEBBEN CHE SIAMO DONNE”. UN ALBO DEDICATO ALLA PRIMA CANZONE DI LOTTA PROLETARIA AL FEMMINILE

foto_sebben_

“Due ali”. Un albo che insegna a prendere il volo

14370022_10210743069360745_7424927006298866653_n

“CON UNA ROSA IN MANO”. UN LIBRO DI RIVOLUZIONE, POESIA E AMORE

cover

“UNA VITA DA SOMARO”. UN LIBRO PER IMPARARE A GUARDARE OLTRE

foto-Cover

“L’IMMIGRAZIONE SPIEGATA AI BAMBINI”. UN LIBRO VIVACE E COLORATO CONTRO I PREGIUDIZI

cover

“Solo per sempre tua”. La resistenza femminile alla società patriarcale

solo per sempre tua

“Leopardi e l’amore nascente”. Il libro che canta alla vita

Leopardi_e_l'amore_nascente_cover

Un ribelle a Scampia. Libro di riflessi e cambiamenti

Un_ribelle_a_Scampia

Le antiprincipesse siamo noi

antiprincipesse

“Il cielo tra le sbarre”. Un libro per il mondo nuovo

Il_cielo_tra_le_sbarre_inserire

Il vitellino Teo, nonno Toro e le formiche birichine

Il-vitellino-Teo-Nonno-Toro-e-le-formiche-birichine

Celestino sospeso

Celestinosospeso2015

“I miei primi 25 aprile”. Un libro che guarda al futuro

copertina_i_miei_primi_25_aprile

 

El Pavarott. Storia di mistero e nuove possibilità

E_Pavarott_copertina

“In ogni caso niente paura”. Una storia di speranze nuove e di futuro

 nientepaura

 

Playlist. Se la musica ti salva la vita

playlist

“Il bambino sottovuoto”. I bambini in serie sono finti

Ilbambino_sottovuoto

 

“Le pecore filosofe”. Pensare insieme per pensare meglio

le_pecore_filose_copertina

“Io sono un cavallo”. Il mondo oltre gli schemi

Io-sono-un-cavallo-copertina

“Mia” di Antonio Ferrara. L’amore è libertà

copertina_mia

La leggenda di Tin Hinan. Una storia di sorellanza

foto_Tuareg

Scampia Storytelling. Quando i libri insegnano a ridire il mondo

scampia_storytelling_foto

******

Albo illustrato  

Prima c’era un fiore
di Angela Nanetti
Illustrazioni: Pia Valentinis
Giunti Editore, 2011

_______________________

Una ventina di sequenze narrative in versi liberi, con qualche rima ad impreziosire la scrittura.

Una storia poetica che suggerisce ai bambini  l’orientamento spazio-temporale, senza essere didascalica.

L’autirce lavora con gli avverbi prima/dopo, sopra/sotto, dentro/fuori, in una narrazione circolare, che ripercorre il ciclo delle stegioni: prima c’era un ramo spoglio, poi un fiore, poi una prugna.

Il racconto si arricchisce, come un puzzle con tante tessere, mentre le stagioni si succedono.

Alla fine ci sono anche una bambina, una casa e un gatto…

Batti il muro
di Antonio Ferrara

Rizzoli, 2011

_________________________

Non ci sono autocensure nei libri per ragazzi, l’importante è saper trattare ogni argomento, anche il più scomodo, con onestà intellettuale e qualità di scrittura.

Antonio Ferrara parla della pazzia, non di quella astratta o lontana, del sentito dire, ma di quella intima e familiare, che ti vive accanto.

È un piccolo capolavoro questo libro che racconta la storia di Caterina, una bambina che per anni viene rinchiusa – ogni tanto, quasi sempre di pomeriggio – nell’armadio di casa. A compiere l’atroce gesto è la mamma, afflitta da problemi psichici. Una mamma «buona e persa come un biscotto sbriciolato (…) immersa in un mondo sottomarino», che trascorre il suo tempo seduta in poltrona, guardando un punto indefinito, fuori dalla finestra.  La domenica prepara piatti squisiti, e tutto sembra normale. Ma poi una volta al mese trascorre qualche giorno al manicomio, di fronte alla biblioteca.

La narrazione in prima persona favorisce l’immedesimazione del lettore, che segue con partecipazione emotiva il senso di vuoto, il terrore, la rassegnazione e poi l’opposizione ferma e pacata di Caterina, che un giorno, ormai tredicenne, trova il coraggio di dire no.

A salvare Caterina dal silenzio innaturale di quella casa, che diventa una trappola, senza affetto e senza carezze, saranno i libri. Il rituale è sempre lo stesso: la mamma indica l’anta dell’armadio, lei entra con un libro, la torcia, un pacchetto di caramelle. «Uscivo fuori passando per le pagine di un libro», dice. La figura del padre resta sullo sfondo: è un uomo buono, ma debole, incapace di reagire. Morirà prematuramente. La sorellina Sofia, invece, viene risparmiata da tutto questo dolore. Comprare qua e là anche la nonna materna, e si comprende subito che la malattia della mamma è stata ereditata. Figure positive saranno il fidanzato Pietro, la libraia Agata e una professoressa di italiano, che Caterina incontrerà al liceo.

Senza mai cadere nel pietismo o in eccessi descrittivi, Ferrara indaga gli stati emozianali, le contraddizioni, la lotta per la sopravvivenza di questa bambina, diventata poi ragazza, donna e madre, in un lungo flashback a lieto fine.

Intense le pagine dedicate all’amore per la lettura: «Leggendo capivo che non potevo impedire che le cose accadessero, ma che potevo almeno immaginarmene altre, più dolci, che prima o poi sarebbero potute accadere».

«Batti il muro» era la richiesta che sempre, ogni mattina, gli uomini ricoverati al manicomio, facevano a Caterina, quando percorreva la strada, tra la casa di cura e la biblioteca, passaggio obbligato per andare a scuola. Ad un certo punto, Caterina capisce che, in fondo, quella richiesta è soltanto il modo, folle e disperato, che hanno i matti per rendersi visibili. Per uscire dall’armadio delle loro esistenze.

L’ispirazione della trama attinge ad una storia vera, raccontata all’autore da un’amica libraia. Tutto il resto è inventato, come spiega Ferrara  in questa bella intervista rilasciata alla redazione di BookBlog: http://www.youtube.com/watch?v=ni33Q_M-rjI

Consigliato ai ragazzi a partire dai 12 anni, è un libro adatto per ogni età.

Morte a Garibaldi
di Angela Nanetti

Giunti Editore, 2011

__________________________

Raccontato in prima persona da Melania, quasi 14 anni, figlia di genitori separati, l’ultimo romanzo di Angela Nanetti è on the road.

La ragazza è rimasta sola a Milano, in pieno agosto: la mamma ginecologa non può prendere le ferie, il fratello più piccolo è dai nonni, la tata è stata operata all’appendicite. Tutte le sue amiche sono in vacanza.

Non resta che accettare – dietro le insistenze della madre – l’invito del papà, giornalista e scrittore, che deve fare un giro in Romagna per documentarsi sulla Trafila garibaldina. Si tratta della fuga dell’eroe dei due mondi da Roma, insieme ad Anita, dopo la caduta della Repubblica Romana, inseguito dalle truppe austriache, per arrivare a San Marino, a Cesenatico e all’imbarco per Venezia.

Il viaggio diventa l’occasione per ritrovarsi – padre e figlia – che non si parlano da cinque anni, da quando LUI, così lo chiama Melania, è andato via di casa  e poi si è fidanzato con la Lila, «una turca berlinese dagli occhi verdi (…) che parla quattro lingue e fa l’attrice teatrale».

Capelli con lo spray colorato, tagliati alla rinfusa, quasi per protesta, zainetto, album da disegno per le sue amate caricature – perché da grande vuole fare la «disegnatrice umoristica» -,  i-pod nelle orecchie che spara a tutto volume Nick Jones, Melania si presenta così all’appuntamento con il padre. Silenziosa, distante, chiusa nelle sue ostinate ragioni.

Un po’ alla volta, lungo il viaggio, tra piccoli e grandi contrattempi, alcuni davvero buffi, il padre la riconquista, attraverso il dialogo, ma anche attraverso le prime pagine del libro che sta scrivendo su Garibaldi. Si tratta di un avvicinamento casuale: il file è rimasto aperto sul pc portatile, Melania butta un occhio e comincia a volerne sapere di più.

Grande tenerezza, senza cadute melense,  quando il padre, in una frase naturale, scivolata lì quasi per caso, chiamerà di nuovo sua figlia biscotto, proprio come faceva quando lei era soltanto una bambina.

Al rientro dal viaggio, lui continuerà la sua vita con la nuova famiglia, Lila e suo figlio,  ma Melania troverà il coraggio di leggere il romanzo del padre da cima a fondo. E penserà anche ad un titolo da proporgli.

 È l’inizio di una nuova storia tra i due.

Come sempre Angela Nanetti si conferma una scrittrice di grandi sentimenti, non urlati, ma appena suggeriti dai suoi protagonisti, sempre pluridimensionali e sfaccettati, perché «(…) si può essere in un modo e in un altro opposto, non siamo mica delle pietre».

Riuscita e piacevole l’alternanza tra le vicende personali di padre e figlia, che provano a ritrovarsi, e la ricostruzione storica della Trafila garibaldina, documetata e meticolosa priva di pedanterie didascaliche.

Nella ricca bibliografia dell’autrice, che conta 28 titoli, riteniamo imperdibili alcuni romanzi: Mio nonno era un ciliegio (Edizioni El, 1998), tradotto in oltre venti lingue; I randagi (Edizini El, 1999), vincitore del Premio Andersen-Il mondo dell’Infanzia; L’uomo che coltivava le comete (Edizioni El, 2003), un libro senza età, La compagnai della pioggia (Giunti, 2009), romanzo attualissimo sul valore dell’acqua e sui mutamenti climatici.

(Per la bibliografia completa dell’autrice si rinvia alla pagina ‘Bibliografie autori’)

Fra noi due il silenzio
di Roberto Denti

Salani Editore, 2011

__________________________

La copertina sembra un quadro, e – insieme al titolo – dice molto del prezioso romanzo di Roberto Denti, una tra le voci più autorevoli nell’attuale panorama della letteratura per l’infanzia, non soltanto come scrittore di lungo corso (classe 1924), ma anche come critico, saggista, giornalista e libraio*.

Elisa – ma il suo verso nome è Cirikli,  che significa uccellino – vent’anni, Sinti, lavora al tiro a segno del luna park di Milano, bella come la donna dipinta nel Ritratto femminile di Antonio Pollaiolo. È Sergio, due anni più piccolo, al secondo anno di liceo classico, a notare questa somiglianza quando la vede per la prima volta.

In lui nasce subito un sentimento totale, che lo porta ogni pomeriggio a nascondersi tra le giostre, soltanto per ammirarla, per respirare tutta quella felicità sconosciuta.

Lotta contro le resistenze dei genitori, che vorrebbero per lui un futuro diverso, più vicino al loro mondo, fatto di studio, di comportamenti assennati, di un lavoro rispettabile quando sarà il tempo.

Sergio lotta anche contro Osman, il fratello di Cirikli  – impegnato con lei al tiro a segno -, che lo minaccia, gli vieta di parlare con la sorella, anche solo di guardarla da lontano.

Non sarà l’ostilità, ma un atteggiamento d’indifferenza, quello che più tardi Sergio troverà al campo nomadi di via Bonfadini, dove Cirikli ha la sua roulotte insieme al padre. Soltanto il vecchio saprà accogliere e ascoltare il giovane innamorato.

Le cose precipitano quando Osman viene arrestato per furto e rinchiuso nel carcere di San Vittore. Cirikli si sentirà persa, perché sin da bambini il padre ha insegnato a quei due figli una maniera diversa di stare al mondo. Cirikli si sente persa, anche perché adesso dovrà vedersela da sola al luna park.

Sergio l’aiuterà in ogni modo, standole vicino, aiutandola nel lavoro, assicurandosi che trovi sempre un passaggio sicuro per tornare al campo di notte. Il loro amore esplode, nel sentimento, ma anche nell’urgenza dei corpi, come è normale che accada negli amori acerbi.

Cirikli confesserà a Sergio l’indicibile sul rapporto che la lega al fratello; nasceranno incomprensioni, allontanamenti, dolori. Osman uscirà dal carcere e la storia d’amore tra i due protagonisti andrà incontro ad un tragico epilogo.

La scelta di raccontare tutto attraverso la narrazione in prima persona di Sergio favorisce una immedesimazione totale del lettore, che non può non provare simpatie per lui, un misto di ingenuità e determinazione, quando dice: «L’amore di Cirikli era la prima vittoria della mia vita».

Raffinato e poetico il modo in cui  il padre di Cirikli descrive le esigenze dei nomadi, del loro continuo andare: «(…) Cerchiamo di vincere la malinconia attraverso il movimento: i cieli girano attorno a noi di continuo, il sole sorge e tramonta, le stelle e i pianeti mantengono costanti i loro moti (…). Per questro i nomadi sono più vicini al mondo com’è stato creato da Dio (…)».

È un libro necessario per molte ragioni, prima di tutto perché procede per differenze: offre una visione plurale, sempre avalutativa, dei mondi possibili, dei diversi modi di vivere, delle debolezze di adulti e ragazzi, delle contraddizioni, dell’orrore e dell’amore che possono coesistere.

E poi – lo ribadiamo – la copertina di Linda Toigo incanta e porta lontano. Oltre i silenzi che a volte abitano le nostre esistenze.

Da approfondire le citazioni in esergo che impreziosiscono il racconto, senza appesantirlo.

Riproponiamo qui di seguito l’intervista rilasciata dall’autore a “La compagnia del libro”: http://www.youtube.com/watch?v=TmxM7nuFKmc

_________________________________________

* Nel 1972, Roberto Denti, insieme alla moglie, ha aperto a Milano la Libreria dei Ragazzi, la prima libreria specilizzata in Italia. Con lo staff della sua libreria fa parte della giuria che assegna ogni anno il Premio Andersen.

E vallo a spiegare a Nino

di Anselmo Roveda

Ill. Gianni De Conno

Coccole e Caccole (Collana «SMS – Storie molto speciali»), 2011

________________________

Quello che sorprende nell’ultimo libro di Anselmo Roveda, E vallo a spiegare a Nino, non sono tanto i temi – la mafia, l’omertà, la paura, la confisca dei beni a fini sociali -, raccontati con efficacia, ma senza luoghi comuni, ai giovanissimi lettori dai sette anni in su, quanto la capacità di rendere con immediatezza il pensiero logico e concreto dei ragazzini.

Nino è il protagonista, nove anni, riccioli neri, ultimo di tre figli, mamma casalinga e papà pescatore. Tutte le mattine, per andare a scuola, passa davanti a una grande casa con le finestre chiuse e la porta sbarrata, in via Racalmuto. C’è sempre una macchina ferma lì davanti, con autisti ogni volta diversi.

 È spontanea e disarmante la voglia di sapere che Nino non nasconde, il suo bisogno di fare domande. Prova prima con la sorella e il fratello, poi con la mamma. Ma è soltanto lo zio Salvatore, piuttosto stravagante, ancora senza moglie, che gli farà un discorso da adulto, trovando le parole giuste: gli spiegherà che quella casa appartiene a don Lucio.

Lo zio insegnerà a Nino che «[.] Uno più uno non fa sempre due», e che don non si riferisce a un prete, ma è un titolo di rispetto. Poi gli svelerà che don Lucio è un «prepotente […], un criminale, un mafioso», che fa le cose malfatte, ingiuste.

La costruzione logica del pensiero infantile è restituita senza retorica  da Roveda, quando Nino chiede allo zio: «[.] Prima hai detto che don è un titolo di rispetto, che si dà alle persone importanti, ma poi hai detto che quello è un criminale… e allora perché la gente lo rispetta?».

Una frase così basta a convincere sempre di più che i libri per bambini e ragazzi dovrebbero essere letti anche dagli adulti. I grandi tornerebbero così a farsi delle domande, ad affrontare i propri fantasmi, a credere nel cambiamento possibile.

«Male non fare, paura non avere», gli dice zio Salvatore. Questo è sufficiente perché Nino inizi a camminare davanti alla casa con le finestre chiuse senza accelerare il passo, come aveva fatto fino a quel momento.

Poi a Nino toccherà capire anche perché a un certo punto quella casa sempre chiusa diventerà un centro di aggregazione colorato e ospitale, con la sala per il doposcuola, quella con il biliardino e quella per giocare con la palla di spugna. Capirà cosa vuol dire confiscare i beni ai malavitosi e riutilizzarli per fini sociali.

Dovrà anche capire che la mafia non si arrende facilmente, e può in una sola notte mandare in fumo il lavoro di mesi.

Ma poi il coraggio e la speranza avranno la meglio.

Intense anche le frasi tratte da celebri autori siciliani – da Buttita a Verga, da Capuana a Pirandello, da Sciascia a Camilleri, fino ad Antonino Uccello – che introducono ciascun capitolo.

 Ancora in catalogo-Firufì(sul)filodilana

Quando eravamo in tre – Che fatica avere dei legami. Che avventura crescere
di Aidan Chambers

Trad. di Maria Concetta Scotto di Santillo

Fabbri editori , 2003

__________________________

Piers, diciassette anni, un misto di fisime, depressioni e mal di testa, decide di mollare tutto – scuola, famiglia, fidanzata – per provare a tenere insieme una vita di briciole e confusioni.

Trova lavoro come custode di un ponte a pagamento: riscuote pedaggi e trascina le sue giornate nella vecchia casa del custode, una specie di stamberga, dove può rinchiudersi nei silenzi e nella lettura.

In un luogo di transito, che collega un capo all’altro della strada, ma non prevede soste, né reali né metaforiche, questo ragazzo cerca il suo equilibrio perduto negli strappi e negli interrogativi dell’adolescenza. «Chi sono io? Non lo so. C’è già così tanta spazzatura dentro di me, tanto ciarpame…[Ma niente che abbia messo io]».

Si crea, fin dai primi giorni, un legame speciale con Tess, figlia unica dell’amministratore del cavalcavia. Hanno la stessa età, lei va a scuola in moto, aggredendo la vita senza paure. È il contrario di Piers, a cui presto darà un nuovo nome: lo chiamerà Janus, dio preromano dei ponti, delle porte, dei passaggi e degli archivolti. È un dio con due facce, per vedere chi arriva e chi parte. Niente è destinato a durare. Tutto scivola via.

Sembra invece voler restare Adam, che di notte irrompe nella casa sul ponte, bagnato fradicio. E lì si stabilisce, con naturale prepotenza, con un ghigno che sembra coprire altre verità. Racconta di essere stato cacciato di casa dai genitori.

Si crea un rapporto strano fra i tre: Adam, di cui alla fine si scoprirà l’inquietante passato, Piers-Janus e Tess. Tra i due maschi c’è iniziale rivalità: tanto il primo è sfrontato, temerario, sicuro, quanto il secondo è ripiegato su se stesso, in bilico, ai margini dell’esistenza. C’è anche rivalità per via di Tess. Piers-Janus crede di amarla, ma lei vive una notte di passione con Adam.

Alla fine nulla sarà come sembra. E tutti e tre, in modi molto diversi, andranno via da quel ponte. Che li tiene sospesi.

Di straordinaria intensità il momento in cui il protagonista legge Il ponte di Franz Kafka, e i tre provano a dare una spiegazione a quei viadotti «che sono confini e frontiere».

Uscito in Gran Bretagna nel 1992, con il titolo originale The toll bridge, è stato inserito, per la prima edizione, nella narrativa Fabbri Editori del febbraio 2003.

Libro imperdibile per chi vuole avvicinarsi ai dolori e alle sconfitte della crescita, senza pregiudizi, senza censure.

Fat Boy Swim

di Catherine Forde

Trad. di Patrizia Rossi

Fabbri editori , 2003

_________________________________

È un libro sul riscatto, la rivalsa, il rovesciamento di una situazione difficile per un 14enne troppo grasso e troppo solo. Jimmy Kelly, alto quasi un metro e novanta, obeso già da bambino, è sempre stato oggetto di scherni e di curiosità.

La situazione peggiora, sino a diventare crudele, durante gli allenamenti di calcio, con i compagni del Saint Judge, il college di Glasgow, in Scozia. I bulli della scuola, Maddo, Victor e Fiato Fetido, si trasformano in iene pronte a sbranare Fat boy, il ragazzo sovrappeso. Le umiliazioni, descritte con crudezza e realismo, sono insopportabili: dagli sputi, ai pestaggi, dagli insulti ai dispetti ripetuti con ferocia.

Pur trattandosi di un esordio letterario, la scrittrice restituisce con linguaggio autentico le offese dei compagni, che prendono di mira Jim negli spogliatoi: «Signore, Kelly ha bisogno che siano aperte tute le docce. Così si bagna solo una chiappa […] Ehi, vedo il pistolino di Kelly… Signore, mi fa passare l’appetito». Oppure più avanti, nei bagni della scuola: «Ritiratevi, tutti quanti, Pavarotti deve pisciare».

La desolazione di Jimmy si trasforma in una voracità insaziabile che soddisfa di nascosto, a casa, ingurgitando patatine fritte e cioccolata, ingollando bevande gassate direttamente dalle lattine, senza gusto, quasi con vergogna.

Ma come accade nelle favole, ad un certo punto lo sfortunato bersaglio di tutti ha la meglio.  E vince.

Non soltanto in senso metaforico, come rinascita, superamento dei problemi e dimagrimento. Jimmy sale proprio sul podio più alto, partecipando alla gara di nuoto tra le squadre scolastiche, nei 100 metri a Farfalla. Proprio lui che fino a cinque settimane prima a stento sapeva tenersi a galla.

Il merito è tutto di un prete sui generis, che fa anche il coach, GI Joe, un sacerdote che per la maggior parte dell’anno vive in Sudafrica, in una casa di accoglienza per bambini orfani, persa in «mezzo al nulla».

Tra sconfitte, ricadute e nuovi incoraggiamenti, Jimmy imparerà a costruire la propria felicità: il suo diritto a esistere, a difendere i propri sogni – tra cui quello di aprire un ristorante, «Da Jim», per assecondare la sua abilità ai fornelli -, a innamorarsi e ad essere come tutti gli altri. In mezzo agli altri, fuori da quell’isolamento, un po’ subito, un po’ cercato, a causa di un certo senso d’inadeguatezza.

Colpisce l’impiego di registri linguistici differenti, per raccontare la cattiveria degli altri e la sospensione, quasi onirica, del primo bacio di Jimmy, che conosce l’amore attraverso gli «occhi che danzano» di Ellie, anche lei presa in giro per il suo strabismo.

Alla fine Jimmy ce la farà, ma dovrà fare i conti anche con un segreto di famiglia che mai avrebbe immaginato; un segreto che in qualche modo è collegato a un sogno ricorrente, in cui ai bordi della piscina compaiono suo padre, ormai morto, immerso nella lettura di un giornale, e sul fondo una «Figura Oscura», sempre in penombra.

Ben costruito lo statuto psicologico dei personaggi, anche quelli minori. Fra tutti spicca per eccentricità e risolutezza zia Pol, che ama ripetere: «Bastoni e pietre mi spezzano le ossa, ma le parole non fanno male».

Viki che voleva andare a scuola

di Fabrizio Gatti

Fabbri editori, 2003

_____________________________

È una storia vera quella raccontata da Fabrizio Gatti, giornalista del Corriere della Sera e dell’Espresso, che al suo debutto letterario affronta le vicissitudini e le solitudini di un bambino albanese e della sua famiglia, clandestini in Italia. È una storia realmente accaduta, ma non è una storia come le altre.

O almeno, per certi versi sì: Viki, la sua mamma Mara e la sorellina Brunilda lasciano Lezhe, per raggiungere a Milano papà Zef, che ha trovato lavoro come muratore. Anche loro sognano una vita migliore. Intraprendono la traversata in gommone, da Valona, con il mare in tempesta, per sbarcare all’alba sulle coste pugliesi. Il primo incontro con un pescatore, poi con sua moglie che li accoglie in casa e dà loro abiti puliti, latte caldo e parole che scivolano come carezze.

Quando la storia – raccontata in prima persona da Viki, in un lungo flashback – diventa straordinaria? Quando impariamo a conoscere la voglia di futuro di questo bambino, che ama la scuola, che studia con profitto, nonostante le difficoltà di ogni giorno: a Milano, infatti, va a vivere con i suoi in una baracca, in estrema periferia, tra ratti e fango. «Sedie rotte. Bottiglie di plastica. Montagne di carta e sacchetti colorati. Una bicicletta senza ruote. […] Un’altra fila di baracche sul confine opposto del campo. […] E nessun bambino. [.] Qui è proprio peggio che in Albania». Ma tutte le mattine, Viki si sveglia, raggiunge la sua classe e cerca, con successo, di integrarsi, di vivere il suo tempo di bambino.

Lo stile cronachistico è interrotto da momenti poetici che contengono la meraviglia e la spontaneità dell’infanzia. Subito dopo lo sbarco, Viki si accorge di non avere più con sé il libro in italiano regalatogli dalla nonna, poco prima della partenza. Il romanzo sarebbe stato utile a Viki per imparare la nuova lingua, del nuovo Paese. Il volume – Piccolo prin, si legge sulla copertina sbiadita – cade in mare e Viki si dispera. Molto probabilmente anche Burrel, l’orsacchiotto – che sempre la nonna ha regalato alla piccola Brunilda – si è perso tra le onde. «Ciao, pesciolini. Addio Piccolo Prin, addio Burrel» dice Viki, guardando l’orizzonte.

Spiazza e commuove anche la domanda di Brunilda, «Non ho capito cosa sono i documenti», e la riposta del fratello: «Brunilda, i documenti sono… sono… sono dei rettangoli di carta con la fotografia e il nome che i grandi usano per non essere clandestini».

C’è amore nella famiglia di Viki e c’è amore e comprensione anche da parte delle sue insegnanti. Dopo qualche diffidenza iniziale, pure l’amicizia con gli altri bambini è ottima.

Come spesso accade nei libri per ragazzi ci sono esempi di grandezza d’animo che dovrebbero leggere gli adulti: «E a scuola, Viki, nessuno ti dice niente se siamo clandestini? No, Brunilda. Ai bambini italiani non interessa se siamo clandestini: nessuno di loro me l’ha mai chiesto. È una cosa che interessa solo ai grandi».

Poi, un giorno un cronista bussa alla baracca: vorrebbe scrivere la storia di Viki.

È proprio Fabrizio Gatti, incuriosito – una sera – da questo bambino che al buio fa ritorno in una delle baraccopoli della città, con lo zaino in spalla.

L’Italia migliore risponde all’appello di solidarietà lanciato dalle colonne del quotidiano.

E la storia di Viki diventa straordinaria, con il suo lieto fine.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...