“Peppino Impastato, una voce libera” di Davide Morosinotto, Einaudi Ragazzi

 

Peppino Impastato una voce libera di Davide Morosinotto

Davide Morosinotto, Peppino Impastato, una voce libera, Einaudi Ragazzi, 2017

Peppino Impastato, una voce libera di Davide Morosinotto, fresco di stampa nella collana “Semplicemente eroi” di Einaudi Ragazzi, si muove in un arco temporale stretto, che va dal 23 aprile al 10 maggio 1978: 18 giorni per raccontare con l’arte del narratore la storia vera di un ragazzo di trent’anni ucciso dalla mafia, e la storia romanzata, ma verosimile, di un ragazzino di dodici che sceglie da che parte stare.

La voce narrante è quella di Totò, che a Cinisi, in provincia di Palermo, ci vive con la mamma e il padre, senza aver mai sentito parlare di mafia, perché nessuno la nomina, anche se è ovunque.

La mafia arriva pure il giorno del matrimonio di Luisa, una cugina di Totò: in quattro scendono da una Giulietta, e al padre dello sposo regalano una cravatta, con l’augurio di non restarci strozzato.

È un avvertimento, in pieno codice mafioso: l’avvertimento a non impicciarsi, a rispettare i patti, a stare all’erta.

Sarà proprio il padre di Salvatore a mettersi in mezzo, a cercare di sistemare la faccenda, perché lui è vicino a Gaetano Badalamenti, don Tano, che di Cinisi è il boss.

La mafia vive in casa di Totò, ma lui lo ignora: i segnali, grandi o piccoli, lui non li ha mai colti, perché in quell’atmosfera è nato, la trova naturale, l’unica possibile.

Sarà la Voce di un giovane attivista a ridestarlo, la voce di Peppino Impastato: la ascolta per radio, grazie ai due cugini Maria e Michele, più grandi di lui.

Ascolta la trasmissione “Onda Pazza” su Radio Aut, in diretta dalla vicina Terrasini: la Voce prende in giro don Tano seduto, capo di Mafiopoli, dove ci sono traffici di droga, appalti truccati, elezioni pilotate. Dice pure un sacco di nomi alla radio. Totò lo capisce subito che la Voce sta facendo una cosa molto coraggiosa.

È Maria, la cugina diciassettenne, a spiegare a Totò cos’è la mafia. Lo fa mostrandogli dall’alto della montagna l’autostrada per Palermo:

Vedi Totò, nel resto dell’Italia, nel resto del mondo, le autostrade si fanno dritte, più dritte possibile. Così si risparmia. È più veloce e sicuro. A Cinisi, invece, le autostrade le facciamo curve.

Poi, Maria lo spiega a Totò il perché di quelle curve: il prepotente di turno, il signore Importante che non vuole vedersi espropriati i propri terreni, corrompe qualche funzionario. È così che l’autostrada fa una curva, poi un’altra e un’altra.

Ma in questo modo, alla fine, verranno espropriati solo i terreni dei contadini più poveri…

Totò comincia a capire che cos’è la mafia, e gli fa schifo.

Ogni curva adesso mi sembrava un sorriso storto, beffardo. Una presa in giro che aveva salvato qualcuno e aveva condannato qualcun altro.

Maria gli racconta pure che quel Peppino, quello della radio, si era steso davanti alle ruspe, per provare a bloccare i lavori dell’aeroporto di Punta Raisi, perché ancora una volta ci sarebbero andati di mezzo i contadini, che avrebbero perso le loro terre, espropriate per quattro soldi. Lo avevano imitato in molti, tra i poveracci, che s’erano stesi per terra pure loro. La cosa finì con lo sgombero e l’arresto di Peppino e dei suoi.

Ma Totò cominciava a capire che c’era un altro modo di stare al mondo, che quella mafia che nessuno nominava si poteva sconfiggere.

Peppino non trasmetteva solo alla radio: aveva aperto il circolo “Musica e cultura”, s’era pure candidato alle elezioni comunali, con nessuna speranza di fare il sindaco, ma con il desiderio di dare fastidio in consiglio comunale, di essere una presenza scomoda.

La domanda che Totò vuole fare alla Voce, la domanda che poi gli fa, è una sola:

Perché? Perché se tutti sanno che c’è la mafia a Cinisi, nessuno fa niente? Perché restano in silenzio?

Alla fine, Totò lo capirà, grazie alla Voce e al suo coraggio: ognuno può decidere da sé e per sé il proprio destino. Il suo sarà un atto finale di ribellione, contro la famiglia, contro il padre che porta i mafiosi dentro casa, contro l’omertà. Contro l’abitudine.

Mia cugina sospirò e si guardò intorno per controllare che non ci avesse sentito nessuno. Mi resi conto che era un gesto normale: lo avevo visto fare da tutti, sempre, fin da quando ero piccolo. Ma non ci avevo fatto caso.

Davide Morositto, che ha vinto il Super Premio Andersen 2017 con Il rinomato catalogo Walker & Dawn, si conferma un grande narratore, non soltanto perché tiene salda la parola sulla pagina, senza cedere mai alle frasi ad affetto, ma anche perché sa tenere insieme cronaca e finzione narrativa, in un libro che rende omaggio a un grande sognatore, facendolo però sentire vicino, pronto da imitare.

È un libro che risuona di musica, quella di Rino Gaetano, quella dei vari gruppi che si alternano al Circolo, quella di Bob Dylan

Ma forse il vento sta cambiando. La senti questa canzone? (…)
È di un cantante americano che si chiama Bob Dylan.
Il testo dice: “La risposta, amico, puoi sentirla nel vento. La risposta puoi sentirla nel vento”.

Peppino Impastato una voce libera

Di Davide Morosinotto
Einaudi Ragazzi
Collana: Semplicemente Eroi
Età di lettura: a partire dai 9 anni

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Il Club della via Lattea di Bart Moeyaert, Sinnos

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Il Club della via Lattea di Bart Moeyaert, traduzione di Laura Pignatti, Sinnos, 2016

È un libro sulla fratellanza, sull’amicizia e sulla capacità di ognuno di riprendersi la vita, che a volte s’inceppa, altre si smarrisce nei pensieri ingarbugliati, nelle fatiche del cuore e della testa, o semplicemente nelle paura della notte.

Il club della via Lattea di Bart Moeyaert, lo scrittore fiammingo in questi giorni ospite al Festival della Letteratura di Mantova, è stato pubblicato in Italia da Sinnos con la traduzione di Laura Pignatti.

È un libro consigliato a partire dai 12 anni, ma è in realtà un libro per tutti, come soltanto le storie migliori sanno essere, quando sono scritte con mestiere e poesia e si prestano a più livelli di lettura.

Questo testo, ad esempio, ha molti vuoti narrativi e molte cose da svelare fra le righe, risonanze emotive che toccano le corde di chi la strada l’ha sbagliata più volte, eppure non s’arrende e ricomincia sempre. Ma dice moltissimo anche a chi alla vita s’affaccia e per la prima volta sperimenta sentimenti e situazioni.

La voce narrante è quella di Oscar, che racconta le giornate estive trascorse insieme al fratello Max, poco più grande, e ad Emma, amica di entrambi.

I tre si ritrovano spesso su un muretto della via Lattea, una strada dove tutto è immobile, come in una fotografia. In una giornata di sole, è lì che decidono di fondare la loro Clubhouse, il luogo di ritrovo per dare forma e identità al trio, la piccola compagnia in preda alla noia. È il muro della Ferrovecchio sas, un posto che non esiste più, dove Ivan e Petra, due stranieri, hanno messo su un magazzino di ferro scartato.

Ogni pomeriggio, quando la campana suona le sei, i tre dall’alto vedono passare prima un bassotto e dopo circa un minuto una vecchina con gli stivaletti rossi: svoltano l’angolo, attraversano l’aiuola, con passi lenti e stanchi.

Un giorno Max propone ad Emma di fare una scommessa: chi dei due, vecchina o cane, morirà prima? Il vincitore comanderà per un giorno intero.

Emma non è troppo convinta, ma alla fine ci sta.

Spetterà ad Oscar raccontare lo sgomento dei giorni a seguire, quando al rintocco della campana, al solito orario, che ci potevi rimettere l’orologio tanto erano puntuali, non ci sarà traccia dei due passanti.

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Di becco in becco di Alice Keller e Veronica Truttero, Sinnos

Di becco in becco Sinnos

Alice Keller e Veronica Truttero, Di becco in becco, Sinnos, Roma, 2016.

La coppia autrice-illustratrice, Alice Keller e Veronica Truttero, sta per tornare in libreria con un nuovo lavoro per Sinnos.

Questa volta si tratta di un illustrato dedicato a una nuotatrice di fondo dell’Ottocento.

Lo anticipa Della Passarelli, direttrice editoriale della casa editrice romana, in un’intervista rilasciata a Il Libraio.it

Cogliamo l’occasione per ricordare un altro lavoro che le due hanno realizzato per Sinnos, nel 2016: Di becco in bello, per la collana Leggimi, consigliata a partire dai sei anni.

Liberamente tratto da Vero verissimo, probabilmente tra le fiabe meno conosciute di Andersen, il racconto, in modo frizzante, coglie l’aspetto ridicolo dei pettegolezzi e del tam-tam che una notte qualunque coinvolgono quattro pollai di una valle.

Tutto accade tra le 20.36 e le 23.15, come è ben evidenziato agli inizi di ogni capitolo, anche da un orologio che campeggia sulla pagina.

La signora Bianchina, la gallina n. 133 del pollaio dei Saltafossi, perde una penna: si stacca da sola e cade sul pavimento. Lei si mira e si rimira, come fa di solito: ali, petto, zampe, collo e sedere.

“Oh, Tu guarda!”, chiocciò […]
“Quasi che dovrei perderne più spesso di piume”, commentò.
“Così sto proprio bene!”

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Anche gli alberi bruciano di Lorenza Ghinelli, Rizzoli.

Anche gli alberi bruciano

Anche gli alberi bruciano di Lorenza Ghinelli, Rizzoli 2017

C’è un posto specialissimo in cui ognuno di noi torna per tutta la vita: è un ricordo preciso che diventa casa. È una briciola di pane lasciata sul sentiero per ritrovare la strada; è la bussola che non ci fa smarrire, che ci ricorda ogni volta chi siamo, la nostra storia.

Michele, il protagonista diciassettenne dell’ultimo romanzo di Lorenza Ghinelli, Anche gli alberi bruciano (Rizzoli), riesce a portare indietro il nonno Dino, ex partigiano, ora perso nelle nebbie dell’Alzheimer.

Lo richiama a sé cantando insieme a lui Bella ciao, perché il nonno glielo aveva detto che là, sui monti, cantavano per darsi coraggio. Gli aveva detto pure che nei campi di cotone gli schiavi intonavano canti collettivi per sentirsi liberi, per non perdere la speranza.

Ma quello fra nonno e nipote è soltanto uno dei rapporti a rovescio raccontati in questo libro. Il loro, però, è un rapporto dolcissimo, profondo, sincero, autentico, in cui ad un tratto è il giovane a prendersi cura del vecchio, a prenderlo per mano, addirittura a rapirlo, a nasconderlo in una casa sull’albero per salvarlo dall’ospizio. Continua a leggere

Un grande spettacolo di Patrizia Rinaldi, Lapis edizioni

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Un grande spettacolo di Patrizia Rinaldi, Lapis edizioni, 2017.

È un libro che insegna ad accogliere la complessità dell’esistenza, a non tagliare la vita di netto, a tenere insieme pensieri diversi.

Ambizioso per un libro?

No, perché la buona letteratura fa proprio questo: regala al lettore sguardi multi prospettici, lo mette di qua e di là, nei panni dell’uno e dell’altro; fa mediare, ponderare, rispettare posizioni diverse.

Un grande spettacolo è l’ultimo romanzo di Patrizia Rinaldi, scrittrice per ragazzi, autrice di testi teatrali e di gialli, vincitrice del Premio Andersen nel 2016 nella categoria Miglior scrittore, e di nuovo nel 2017 per il libro a fumetti La compagnia dei soli (Sinnos), illustrato da Marco Paci.

La scrittura ha un ritmo travolgente, come sempre nei libri di quest’autrice eclettica: veloce, scoppiettante, a tratti poetica ma senza autocompiacimento.

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Non chiudere gli occhi di Francesco Formaggi, Pelledoca editore

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Non chiudere gli occhi di Francesco Formaggi, Pelledoca editore, 2017.

È un libro pieno di tante cose Non chiudere gli occhi di Francesco Formaggi, pubblicato da Pelledoca di Milano, giovanissima casa editrice specializzata in storie da brivido: noir, thriller, mistero per ragazzi.

La suspense attraversa tutte le pagine, ma lascia spazio anche ad altre emozioni, senza rinunciare alla denuncia, che non arriva però come un predicozzo, ma segue il filo narrativo della storia. Una comunità, ma anche un gruppo, tende sempre a rifiutare l’idea che il male possa annidarsi al suo interno. Molto più rassicurante pensare che il pericolo arrivi dall’esterno, dagli stranieri, dai diversi, dai non integrati.

Poteva anche scendere la Madonna in persona ad annunciare che quei due poveri cristi erano innocenti: quella gente avrebbe continuato a credere il contrario, a pretendere una falsa giustizia. Finché non avessero visto quei poveri cristi issati sulla croce, non avrebbero mai smesso di urlare.

Chi sono i due poveri cristi e perché la gente vorrebbe issarli sulla croce?

Sono un uomo e una donna arrivati all’improvviso in paese: lei è vestita di nero, cammina avanti, aspetto dimesso, tristezza sul volto; lui la segue a qualche metro di distanza, più anziano, le spalle ricurve, la barba bianca.

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Una scintilla di noia di Annalisa Strada, Edizioni San Paolo

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Una scintilla di noia di Annalisa Strada, Edizioni San Paolo, 2017

C’è un aspetto dell’amicizia fra adolescenti che viene esplorato benissimo nell’ultimo libro di Annalisa Strada, Una scintilla di noia (Edizioni San Paolo): l’interdipendenza, il bisogno di sentirsi in relazione, anche a costo di rimetterci un po’ di autonomia di pensiero e d’azione.

Fu un tentativo debole, perché tutto quello che dissi fu: “Ma non possiamo andarcene così”.

Il mio tentativo andò a vuoto e non è bello dirlo ma mi arresi immediatamente.

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“Io dico no. Storie di eroica disobbedienza” di Daniele Aristarco, Einaudi Ragazzi

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Sembra abbia la musica dentro il nuovo libro di Daniele Aristarco, scrittore e regista teatrale, che per Einaudi Ragazzi ha pubblicato Io dico no. Storie di eroica disobbedienza.

Cantare in coro, infatti, è sempre stato il principale atto di protesta e di denuncia contro le ingiustizie del mondo: pensiamo a Free at Last, intonata dagli schiavi dell’America del Sud durante la raccolta del cotone.

Quella di Abraham Lincoln, il presidente degli Stati Uniti che aveva deciso di cancellare la schiavitù nel suo Paese, tanto da scendere in guerra contro metà della sua stessa nazione, è soltanto una delle trentacinque storie raccontate in questo libro illustrato da Nicolò Pellizzon.

Storie di uomini e di donne che dalla notte dei tempi si sono opposti a sopraffazioni, prepotenze, storture che dividono la realtà in Nord e Sud, dentro e fuori, alti e bassi. Continua a leggere

Cosa saremo poi di Luisa Mattia e Luigi Ballerini. Un libro sul cyberbullismo

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Cosa saremo poi di Luisa Mattia e Luigi Ballerini, Lapis, Roma 2017.

Cosa saremo poi è un titolo indovinatissimo per un romanzo dedicato al cyberbullismo, perché pone l’accento sulle identità in formazione di ragazzi che subiscono o esercitano atti di violenza fisica o psicologica. In entrambi i casi, dalla parte delle vittime o dei carnefici, è un’esperienza che lascia il segno, che in qualche modo resta, nelle forme più varie, anche quando tutto sembra superato.

È scritto a quattro mani questo libro uscito per Lapis con la firma di Luisa Mattia, premio Andersen  nel 2008, e Luigi Ballerini, scrittore, medico e psicoanalista, che l’Andersen lo ha vinto nel 2014 con La Signorina Euforbia, mentre nel 2016 si è aggiudicato il premio Bancarellino con Io sono Zero.

Diviso in tre parti, il testo presenta una struttura solida che inizia dall’epilogo, ripercorre le vicende che hanno portato al tentativo di suicidio della protagonista e si conclude con gli sforzi compiuti per voltare pagina.

Lavinia, quattordici anni e qualche chilo di troppo, ha ingoiato un blister di pillole. La storia si apre così, sulla tragedia sfiorata. Il lettore, poi, segue la ragazza lungo il suo percorso di ricostruzione. Continua a leggere

I gamberetti dispettosi, Le rane Interlinea

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I gamberetti dispettosi, scritto da Anna Vivarelli e illustrato da Andrea Astuto, Le rane Interlinea, 2017

I gamberetti dispettosi è il nuovo albo pubblicato da Le rane, collana dedicata all’infanzia della casa editrice novarese Interlinea.

Scritto da Anna Vivarelli e illustrato da Andrea Astuto, questo libro ha anche un’anima digitale. È possibile, infatti, scaricare l’applicazione Let.life© per accedere a contenuti extra: giochi, informazioni, video e altri libri. Basterà inquadrare il codice a barre e cominciare ad esplorare la realtà aumentata piena di sorprese.

La storia è semplice e divertente: in un mare pescoso ci sono tanti e tanti gamberetti che amano fare scherzi agli altri pesci. “Arrivano i pescatori […] C’è uno squalo […] Sulla spiaggia qui davanti vogliono cucinare pesce alla griglia”.

Nei fondali monta il panico, ma poi non è mai vero niente e i gamberetti burloni se la ridono.

Finché un giorno non arrivano davvero i pescatori e non aprono due trattorie davanti al mare: specialità della casa, in entrambi i locali, sono proprio i gamberetti, che sono costretti a migrare in un altro mare, meno pericoloso.

I crostacei dispettosi, dopo poco, riprendono a fare scherzi nel mare lontano, mentre i pesci del primo mare cominciano ad annoiarsi.

Punti di forza di questo albo: la scrittura curatissima, le trovate divertenti (tonno subito, ad esempio), le illustrazioni a tutta pagina che mettono in evidenza il repentino cambio emotivo degli abitanti del mare.

Nessuno riusciva a farli smettere perché loro erano tantissimi: siepi lunghissime di gamberetti dappertutto, muri di gamberetti ovunque, code di gamberetti che spuntavano da ogni scoglio.

I gamberetti dispettosi
Scritto da Anna Vivarelli
Illustrazioni di Andrea Astuto
pp. 32, euro 12

Booktrailer:
https://youtu.be/HNUHhovMvYA
https://youtu.be/UEf5kUT9-c0