Articoli di Firufì

Fuad Aziz. Un artista che non smette di sognare

Fuad Aziz

Fuad Aziz durante l’incontro che si è tenuto il 12 maggio 2017 nella scuola primaria di San Marco in Lamis

“Considero la poesia il profumo dell’erba e dei fiori, che hanno affrontato freddo e caldo senza smettere mai di offrire la loro parte migliore”.

Parla ai bambini in modo lieve, ma senza sconti e sdolcinature, Fuad Aziz, artista poliedrico nato nel Kurdistan iracheno: illustratore, pittore, scultore e autore di libri per bambini e per ragazzi, che nei giorni scorsi ha incontrato gli alunni delle quinte classi a e b della scuola primaria di San Marco in Lamis, in provincia di Foggia.

“Giù le mani, sto dicendo una cosa importante”, dice ai piccoli che si prenotano per fare una domanda dietro l’altra.

“Sono cresciuto durante la guerra”, ricorda Fuad, che ha incontrato gli alunni al termine di un progetto di lettura dedicato a Sole e Mare e al libro collettivo Sogni al di là del mare, entrambi pubblicati da Matilda editrice.

“La guerra non è quella mediatica, spettacolarizzata. Nei miei libri ci sono sempre due persone di nazioni diverse, che in qualche modo stabiliscono un rapporto, un’amicizia: non parlo mai della guerra in modo tragico, perché bisogna sempre andare avanti, credere in un mondo migliore”, dice tutto d’un fiato, sottolineando che occorre avvicinare i bambini alla poesia e all’arte, per farli crescere in modo speciale.

Conosce bene il potere salvifico delle Muse, Fuad, che si è laureato all’Accademia di Belle Arti prima a Baghdad, nel 1974, poi a Firenze dove si è trasferito ormai da una quarantina d’anni. In Italia è arrivato regolarmente, con un permesso di studio, ma per diciotto anni non ha potuto vedere la famiglia e neppure scrivere delle lettere, perché la posta era controllata.

Una bambina, sottile e bionda, per niente timida e con il libro sotto il braccio, gli chiede: “Per te che cos’è la libertà?”

La sua risposta ha la poesia dentro, una poesia che – si capisce subito – fa parte del quotidiano, come il caffè del mattino, come il tempo lento di certe domeniche pomeriggio. Sceglie con cura i versi di Sherko Bekas, poeta curdo, e li recita senza enfasi, ma con grande partecipazione:

Il fiore ha scritto il suo diario.
Metà del diario,
parlava della bellezza dell’acqua.
L’acqua ha scritto il suo diario,
metà del diario
parlava della bellezza del bosco.
Il bosco ha scritto il suo diario,
metà del diario
parlava della terra amata.
Ma quando la terra scrisse i suoi
diari,
tutti i diari
parlavano della libertà.

Altra mano alzata, altra domanda. È la volta di un bambino dallo sguardo serio e deciso: “Secondo te, dovremmo continuare ad ospitare gli immigrati, oppure dovremmo aiutarli nel loro paese?”.

La risposta di Fuad fa appello alla responsabilità individuale e a quella collettiva: “Un Paese civile non deve aiutare chi sostiene le guerre, non deve avere rapporti economici per interessi. Queste riflessioni vanno fatte prima di entrare nel seggio elettorale”.

Come si superano i pregiudizi? È la domanda che rimbalza nell’aula da una parte all’altra.

“Bisogna fare educazione interculturale” dice Fuad, che sottolinea il valore della conoscenza e della condivisione, unici antidoti alla diffidenza, alle barriere, ad ogni confine. Cita, allora, In una notte di temporale di Yuichi Kimura, il libro che racconta la storia di un lupo e di una capretta che si riparano in un capanno durante una notte di tempesta. Il rifugio è buio, così i due non possono vedersi. Durante la notte si confidano le reciproche paure, e il mattino dopo, alla luce, non potranno più odiarsi, nonostante la loro diversa natura.

La primavera viene all’improvviso è uno dei titoli più belli nella ricca bibliografia di Fuad Aziz, perché ha in sé il seme della speranza, del sogno, della vita che prima o poi torna a fiorire.

Sole e mare

Verso la primavera va anche Amina, piccola protagonista di Sole e Mare, che vive in un paese in guerra. Un giorno la sua casa viene distrutta dai bombardamenti. Amina non si arrende e torna sulle macerie alla ricerca di qualcosa che le parli di futuro, di ponti da attraversare, di cammini da percorrere. Cerca e trova i suoi quaderni, e con quelli il giorno dopo va a scuola, per continuare il viaggio delle sue stagioni e della sua vita.

È un albo che prende le mosse dalle famosissime foto scattate un paio di anni fa da Nada Jaffal fra le macerie di Gaza: ritraggono la bambina con un vestito verde alla ricerca dei suoi libri di scuola. Li trova, finalmente, e accenna un sorriso. Il sorriso di chi ha ancora una ragione per andare avanti, un obiettivo da raggiungere, un traguardo da tagliare.

sogni al di là del mare

In Sogni al di là del mare. Storie di migranti tra realtà e fantasia, Fuad cura le illustrazioni e pure tre racconti in versi che aprono il libro.

L’ultima s’intitola Conosco e i versi finali recitano così:

Conosco molto bene cosa vuol dire sognare
Perché non ho mai smesso di farlo.

Bologna Children’s Book Fair e Premio Strega Ragazze e Ragazzi. Libri e coraggio

Federico

Saper rovesciare il reale in irreale e l’impossibile in possibile, può far ricordare ai grandi il potere della fantasia. E a noi ragazzi insegna quanto è importante sapersi stupire e sognare.

Federico Giovannetti, III E dell’Istituto Comprensivo Statale “Strocchi” di Faenza, ha ricevuto un bonus di cinquecento euro per la migliore recensione ad uno dei libri finalisti del Premio Strega Ragazze e Ragazzi. La sua presentazione di Ultimo venne il verme di Nicola Cinquetti (Bompiani) è stata premiata nel corso della cerimonia finale del Premio, che si è svolta mercoledì 5 aprile 2017 a Bologna Children’s Book Fair.

Così, come spesso accade, è stato un ragazzo a ricordare agli adulti che ci vuole coraggio per rendersi migliori, darsi nuove possibilità, sapersi reinventare.

È noto ormai che il prestigioso premio – promosso da Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, Strega Alberti Benevento SpA, BolognaFiere-Bologna Children’s Book Fair, Centro per il libro e la lettura e BPER Banca – è stato vinto per la categoria +6 da David Cirici con Muschio (Il Castoro) e per la categoria +11 da Luigi Garlando con L’estate che conobbi il Che (Rizzoli).

A vederle alla moviola, dalla fine all’inizio, la 54esima edizione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna e la II edizione del Premio Strega Ragazze e Ragazzi, sembra proprio che la parola chiave sia coraggio.

In realtà, questa parola ci viene in mente ascoltando l’intervista che Giovanni Nucci e Stefano Petrocchi hanno rivolto ai due vincitori, subito dopo la cerimonia, all’Authors Café della Fiera.

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È il Direttore della Fondazione Bellonci a far notare a Garlando che coraggio è proprio il termine più volte citato dai dieci finalisti nel corso della cerimonia condotta da Loredana Lipperini.

Garlando – giornalista sportivo e scrittore, che in passato ha dedicato un libro a Giovanni Falcone e nel prossimo si occuperà del Papa – conferma nel corso dell’intervista che ci vuole coraggio per seguire i propri sogni e anche per sapere quando fermarsi. Ma di una buona dose di coraggio è intriso tutto il suo libro, che intreccia la storia del Che, raccontata da nonno a nipote, a quella dei Barbudos della CaMerate, i dipendenti in rivolta dell’azienda di arredamento di famiglia che rischia la chiusura.

Cesare, la rivoluzione si fa con le idee, non con i fucili. Se hai una catena ai piedi puoi spezzarla e liberarti, ma se ti tengono nell’ignoranza non ti liberi mai. Ti fanno credere quello che vogliono, ti abituano a non pensare più e alla fine accetti anche le ingiustizie. La dittatura agisce così. Per questo il Che insegna a leggere e a scrivere. Il suo motto: più libri, più liberi.

Ma il coraggio c’è pure nel libro di Cirici, che ha scelto di parlare della guerra attraverso Muschio, un cane sopravvissuto che però ha perso Juninka e Mirkel, i due bambini che lo tenevano con sé nella casa andata distrutta.

“Ho deciso di far raccontare la guerra ad un cane perché, esattamente come un bambino, non capisce cosa stia accadendo. Anzi, il cane ne capisce ancor meno di un bambino: è come dare al giovane lettore un vantaggio in termini di comprensione. È anche un libro molto sensoriale: olfattivo, uditivo, visivo”, dice Cirici, scrittore catalano, che è stato anche professore di lingua e letteratura, sceneggiatore televisivo e pubblicitario.

E io non sapevo fare niente, tranne far correre i miei bambini tra i panni stesi, e leccarli il più possibile e renderli felici. Non sapevamo niente di prigionieri, però, imparammo subito”

si legge nel libro illustrato da Federico Appel e tradotto daFrancesco Ferrucci.

Gaia Guasti, autrice di Maionese, Ketchup o latte di soia(Camelozampa) e Guia Risari, autrice de Il viaggio di Lea (Einaudi Ragazzi), pure di coraggio hanno parlato: il coraggio di essere come si è, di fare delle scelte diverse, senza aderire alla massa; il coraggio di intraprendere un viaggio, di generare nuove vite e nuove emozioni e ritornare a sé cambiati, rinnovati.
Proprio come fa Ulisse, che per antonomasia è colui che viaggia e torna alla sua Itaca – e non è più lo stesso ed è più lui di prima –,dopo mille peripezie, così come lo ha riscritto Mino Milani inUlisse racconta. sempre per Einaudi Ragazzi.
E tracce di coraggio si trovano anche negli altri libri finalisti:Maciste in giardino di Guido Quarzo (Rizzoli), Quella peste di Sophie della Contessa di Ségur (Donzelli), Nove braccia spalancate di Benny Lindelauf (San Paolo), Smart di Kim Slater (Il Castoro).

E poi il coraggio lo abbiamo trovato anche curiosando negli stand e imbattendoci, per esempio, in due albi di Terre di Mezzo.
Qui ne parliamo velocemente, perché presto dedicheremo delle singole recensioni.

incontri disincontri

Quanto coraggio ci vuole a cambiare strada, a modificare le proprie abitudini, a lasciare la sicurezza di una stanza e di una tazza di thé, dei libri o del violino, che consolano e curano, per andare incontro alla vita e alla primavera? È il tema sognante che Jimmy Liao affronta in Incontri e disincontri, tradotto da Silvia Torchio, che di quest’albo si è innamorata nel lontano 2004 e lo ha portato in Italia.

E quanto coraggio ci vuole per costruirsi nuovi ricordi, senza avere paura delle avventure e neppure di spostare la luna con le mani?

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Lo raccontano in modo poetico e divertente Zoran Drvenkar eJutta Bauer in Ti ricordi ancora: storia di una grande amicizia che si riempie di memorie e piccoli aneddoti da raccontare in vecchiaia, per confermarsi a vicenda di aver vissuto pienamente, senza riserve.

E non avevamo paura di nulla, anche se dietro ogni angolo ci aspettava un’avventura. Perché chi ha paura delle avventure può restarsene a casa.

I migliori libri per ragazzi, insomma, fanno proprio questo: mostrano che tutto è sempre, sempre trasformabile, che la vita è in divenire, che ci si può spostare da dove si è e camminare oltre, andare altrove.

Qualche volta, però, sono i ragazzi a ricordarlo agli adulti, perché più facilmente questi ultimi lo dimenticano, perché più facilmente prevale il dai e dai dei giorni di corsa.

E allora arriva un ragazzo come Federico Giovannetti, che con la sua recensione, proprio dopo aver letto un libro, ci invita a rovesciare il reale in irreale e l’impossibile in possibile. (Leggi quitutta la recensione)

Per rimettersi in cammino e raggiungere quel luogo dove “è ancora tutto, o quasi tutto, da provare”.

Intervista a Roberta Favia, blogger di Teste Fiorite

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Il blog Teste fiorite sta per partire con il progetto Books up, 14-17 anni, vietato agli adulti.
Si tratta di un gruppo di lettura per adolescenti che e prenderà il via il 22 marzo 2017 a Venezia.
Abbiamo parlato di questo e di altro con Roberta Favia, ideatrice e curatrice del blog di “libri per bambini, spunti e appunti per adulti con l’orecchio acerbo”.

Teste fiorite, un blog di letteratura per l’infanzia e un’associazione. In tre punti, quali sono le loro specificità?
Ecco le specificità di teste fiorite in tre punti: a) lavorare con e sulla letteratura per l’infanzia usando in parte, in maniera divulgativa ma corretta, gli strumenti della teoria letteraria; b) uscire dal web per dare una ricaduta fisica e reale del lavoro di teste fiorite nei vari contesti legati e correlati al nostro settore; c) occuparsi di letteratura e cultura dell’infanzia in generale significa, per noi, svolgere un vero servizio sociale, proprio come lo intendeva Munari, lavorando in maniera partigiana e per niente politicamente corretta in favore di un mondo migliore possibile.

logo_teste_fioriteCome è organizzata la tua giornata da blogger?
Ahimè, la mia giornata non è da blogger ma da lavoratrice, quindi non mi organizzo in base a teste fiorite ma in base alle esigenze del mio lavoro. Dedico alla scrittura e soprattutto allo studio e alla progettazione per teste fiorite le sere, dopo aver messo a letto i miei figli, e un paio di mattine. Ma credo che il tutto funzioni, almeno per come mi pare stia funzionando, poiché il pensiero non si ferma mai e quando finalmente posso sedermi a scrivere o a studiare i tempi si ottimizzano ripagandomi in parte della fatica.

Tra pochissimo partirà Il progetto Books up, 14-17 anni, vietato agli adulti. Ce ne parleresti?
Da tre anni a Venezia porto avanti un gruppo di lettura dedicato alla letteratura per l’infanzia con lettori adulti: è un incontro mensile che tutte noi ci regaliamo come momento di condivisione. Da molto tempo, però, desideravo creare un gruppo di lettura per adolescenti: credo che sia una proposta assolutamente vincente, se si riesce ad agganciarli all’inizio. L’occasione per partire finalmente con BooksUp è arrivata grazie all’associazione Olivolo di Venezia che mi ha chiesto di creare questo tipo di progetto da realizzare nella loro sede qui a Venezia a Castello. L’ho colta al volo, abbiamo immaginato un simbolo facilmente riconoscibile e su cui giocare anche a livello di contenuti, un logo che ricorda WhatsApp. Al momento sto ultimando la scelta delle letture da cui partire per il primo incontro, in programma il 22 marzo. Per i successivi appuntamenti, invece, saranno i ragazzi a decidere il tema per la volta successiva, così come le regole base del gruppo, inclusa l’impostazione che potrà essere tematica, per autore, per genere, etc… Per quanto riguarda le letture sarà naturalmente lasciata l’assoluta libertà di portare ogni tipo di proposta anche musicale o di qualsiasi altro genere. La mia dovrebbe essere la figura di una guida che segue, non che traccia la strada. Incrocio le dita e spero che questa nuova avventura prenda il volo.

Books up

Un albo illustrato che ogni adulto dovrebbe leggere?
Difficilissimo!! Così su due piedi, senza pensarci troppo e senza pentirmi troppo per le centinaia di titoli lasciati fuori, direi Il leone e l’uccellino di Marianne Dubuc, edito da Orecchio Acerbo.

Organizzi anche incontri e seminari. Prossimi appuntamenti?
Teste Fiorite da un anno organizza in autunno e in primavera dei cicli di incontri dedicati alla letteratura per l’infanzia ospitati in una cornice d’eccezione, la Fondazione Querini Stampalia. I nostri corsi sono stati tenuti da personalità di spessore come Chiara Carminati, Pia Valentinis, Luigi Dal Cin, Daniela Murgia, Giulia Mirandola.
Adesso abbiamo in programma il 22 aprile Bruno Tognolini, il 6 e il 7 maggio Anna Castagnoli, il 18 maggio una giornata-evento gratuita dedicata a Don Milani con Franco Lorenzoni (la comunicazione di questa occasione straordinaria deve ancora uscire ufficialmente) e in autunno Hamelin, con una giornata dedicata alla letteratura per adolescenti, in tema BooksUp. Il nostro calendario però è in continua evoluzione e invitiamo chi è interessato a tenersi aggiornato tramite il blog e le pagine social di teste fiorite.

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“Babbo raccontami”. Un blog per parlare dell’esperienza di papà-lettore. L’intervista a Piero Guglielmino

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Intervista a Piero Guglielmino, studioso di letteratura per l’infanzia e papà lettore, che al suo piccolo Luka, nato nel 2013, legge da quando era nella pancia della mamma. Il 19 marzo farà il suo debutto il blog Babbo raccontami, per parlare del rapporto tra libri, lettura ad alta voce e genitorialità.

Quando e come è nata l’idea del blog “Babbo raccontami”?

Sono passati già due anni da quando ho incominciato a pensarci. Nel 2015 ho iniziato a frequentare su Facebook il gruppo “Leggere insieme… ancora”. Lì sono stato molto presente per un anno con commenti e contributi vari e ricordo i numerosi feedback di apprezzamento nonché una generale curiosità per il mio essere un papà lettore. Il gruppo era ed è frequentato da molte mamme (come i tanti gruppi esistenti sui libri per bambini) e non ti nascondo che già allora iniziai a riflettere sulla particolarità del rapporto tra me, mio figlio Luka e la letteratura per l’infanzia. In quel periodo cominciai una sfrenata lettura di tutti gli albi illustrati presenti nei reparti italiani delle biblioteche slovene del Litorale (studio a Capodistria) e nelle biblioteche di Trieste. Volevo sia scoprire e studiare più tipologie possibili sia continuare il percorso di letture con mio figlio. La passione per l’albo illustrato era iniziata dopo il corso universitario del 2013 a Capodistria col professore Livio Sossi e ha accompagnato proprio in quell’anno la nascita di mio figlio. Ho iniziato a leggere a Luka quando era ancora nella pancia della mamma e non ho più smesso ma allo stesso tempo ho intrapreso un percorso formativo che mi ha portato a diventare uno studioso di letteratura per l’infanzia, concretizzatosi nel settembre 2016 con la mia tesi di laurea “Nino De Vita, scrittore per ragazzi”. Tra novembre e dicembre del 2016 l’idea di un blog è diventata un pensiero costante, direi quasi un’urgenza. In quel periodo sono stato intervistato da due blog che reputo tra i più stimolanti e curati: Galline Volanti e Milkbook. Questo interesse mi ha confermato che valeva la pena di approfondire la relazione tra me, mio figlio e i libri. Inizialmente avrei voluto aprire il blog per il terzo compleanno di Luka, il 9 dicembre, ma non ne ho avuto il tempo e ho rimandato. Adesso credo sia giunto il momento di fare questo importante passo e la data del 19 marzo, festa del papà, mi sembra perfetta.

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A chi si rivolgerà il blog?

Non ho un target rigido in mente, anche perché il mio approccio sarà abbastanza ampio. Prevalentemente parlerò dei libri letti con mio figlio ma lo farò sempre con una visione a 360 gradi e questo credo possa interessare chiunque si occupi di letteratura per l’infanzia: il semplice appassionato, i genitori, le maestre, ma anche gli editori, gli scrittori, gli illustratori. Per queste ultime categorie credo sia molto importante leggere le testimonianze dei genitori e non solo le recensioni o i saggi degli esperti. Leggere gli effetti che un buon libro può avere nella relazione bambino-genitore può essere un ottimo stimolo per chi i libri li fa e li promuove.

Che impostazione avrà dal punto di vista dei contenuti? Ci saranno rubriche settimanali? Collaborazioni esterne?

La mia idea iniziale di blog, la visone che avevo due anni fa, era molto ampia, forse esageratamente ambiziosa. Volevo parlare di tutto ciò che gira intorno all’universo della letteratura giovanile: dai libri letti con mio figlio fino alla letteratura young adult, dalla saggistica fino alla formazione e tanto altro. Poi mi sono, fortunatamente, posto dei limiti e sono ritornato alla radice di tutto: l’amore per la letteratura e la gioia di leggere con mio figlio. Quindi il blog, così come uscirà il 19 marzo, parlerà di tanti libri e della relazione tra questi libri, la lettura ad alta voce, me e mio figlio. Ci sarà una sezione in cui racconterò i primi tre anni di letture con Luka, una sorta di testimonianza di imprinting: recensioni dei libri più amati, aneddoti sulla lettura ad alta voce, ma anche il racconto degli ostacoli, delle problematiche che si incontrano quando si decide di iniziare un percorso di educazione precoce alla lettura. In un’altra sezione parlerò dei libri che stiamo leggendo. Qui ci sarà una sorta di diario delle letture di Luka, o meglio delle nostre letture. Io non separo mai il bambino dal papà che gli legge, il nostro è un viaggio che facciamo insieme. E infine ci sarà una pagina in cui condividere mie riflessioni generali, esperienze e percorsi di formazione. Qui scriverò per esempio un diario della mia prima volta alla Fiera di Bologna. Qui cercherò di promuovere il mio seminario “Che cos’è un papà-lettore?” e altri che spero verranno. E ancora racconterò delle esperienze formative che farò per il mio studio (sono uno studioso di letteratura per l’infanzia, non un esperto). Per quanto riguarda l’uscita degli articoli, purtroppo, nei primi sei mesi, non credo di poter garantire una presenza costante con più articoli a settimana. Diciamo che il mio obiettivo per ora sarà di postare almeno un articolo a settimana. So che non è il massimo per far crescere un blog ma ho degli impedimenti oggettivi, impegni e scadenze da rispettare tra cui la massima priorità è la conclusione del mio percorso universitario per diventare insegnante. Non scarto però la possibilità di scrivere più spesso. Tutto dipenderà dal tempo che riuscirò a ritagliarmi per questo progetto. Collaborazioni esterne? Non so ancora. Mi piacerebbe tanto fare delle interviste su alcuni temi specifici, soprattutto vorrei dialogare con i genitori (i papà specialmente) e i tanti blog di qualità che oggi abbiamo la fortuna di leggere.

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Quali obiettivi ti poni?

Il primo è di avere uno strumento per orientare innanzitutto me stesso, per capire a che punto è il viaggio nelle storie intrapreso con Luka. Vedo il mio blog come un diario in cui poter rintracciare i semi piantati nei primi anni e vedere come procede la semina. In tal senso il blog diventerà una testimonianza di un percorso di educazione alla letteratura di cui non conosco gli esiti futuri. Un obiettivo a lunga scadenza: vedere, gradualmente, come si evolverà il rapporto di Luka con i libri e se ancora i libri avranno in futuro la stessa forza affettiva che ci lega adesso. Un secondo obiettivo è quello di unire la mia esperienza di papà lettore con il mio percorso di studioso di letteratura per l’infanzia. Mi sembra molto interessante l’opportunità di analizzare i libri secondo questa doppia prospettiva. Un terzo obiettivo è quello di sperimentare la scrittura, di trovare la mia personale voce nel raccontare la letteratura per l’infanzia. A essere sincero la mia testa è piena di tanti altri desideri per questo blog, tanti obiettivi e tante visioni. Per ora parto così e strada facendo vedrò cosa cambiare, cosa tenere, cosa aggiungere. Sono consapevole che il mio modo di essere  – ho una mente ‘vagabonda e nomade’ – potrebbe farmi perdere una direzione concreta, ma sono altrettanto fiducioso nella meravigliosa possibilità che tutti noi abbiamo di perderci, ogni tanto…

Padri separati. Quanto può essere d’aiuto la lettura condivisa nel consolidare un legame affettivo padre-figlio in situazione di lontananza?

La letteratura per l’infanzia, come la letteratura tout court, è una potente spia della realtà in cui viviamo. Spesso lo è in modo implicito, non diretto. Rispetto a questo argomento, sempre più noto la quantità di albi in cui è presente una sola figura genitoriale, storie in cui i bambini vivono delle esperienze o con il papà o con la mamma e in cui l’assenza di uno non è giustificata narrativamente né spiegata o accennata. Penso a due albi recenti in particolare: Chiedimi cosa mi piace e Una storia che cresce. In queste due storie, semplicemente, il bambino vive intense emozioni ed esperienze con un solo genitore. E ce ne sono molti altri, come se gli editori e gli autori volessero raccontare qualcosa che ormai è molto frequente nella vita di tanti bambini. Non so quanto questo sia frutto di scelte consapevoli o meno, bisognerebbe approfondire ogni libro, ma di certo è un segnale, qualcosa che fa riflettere. E tutto questo è secondo me un bene, una possibilità per tanti bambini e genitori di rinforzare un legame affettivo che in situazioni di lontananza spesso si indebolisce. Nello specifico dei padri separati oggi esistono veramente tantissimi libri con magnifiche storie tra un papà e un figlio o una figlia. Ci sono storie per tutte le età e soprattutto albi che raccontano ai bambini molto piccoli le tante sfaccettature dell’essere padre e della relazione con i figli. Per fare un solo esempio cito P di papà, un libro secondo me insuperabile nel descrivere la magia quotidiana dell’essere padre. Un libro che con una grande semplicità formale tocca delle corde profonde in ogni padre e in ogni bambino che lo leggono insieme, abbracciati. Da una lettura del genere non può che scaturire una forte empatia tra i due, un forte desiderio di stare insieme.

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Hai raccontato a tuo figlio di questa nuova avventura che inizia? Cosa ti ha detto?

Non l’ho fatto nei dettagli per il semplice motivo che Luka è ancora troppo piccolo, secondo me, per capire cosa sia un blog o per usufruire consapevolmente di Internet. Spesso mi vede scrivere su Facebook e vuole sapere cosa sto facendo. Io rispondo che papà sta scrivendo dei suoi pensieri oppure che sta rispondendo a un amico eccetera, senza scendere nei dettagli. A Luka per ora bastano queste semplici risposte. Quando ho letto la tua domanda, però, ho incominciato a pensare molto intensamente a questo aspetto, alla condivisione con Luka di questa avventura che senza di lui non esisterebbe, non almeno nella forma che avrà. E allora ho provato a spiegarglielo. Gli ho detto che presto avrò qualcosa di bello da raccontare alle persone e che lui farà parte di questi racconti. Gli ho detto che parlerò agli altri dei libri che amiamo leggere e che tutto questo sarà un blog dal titolo Babbo raccontami. Lui ha detto, più o meno, “Blog? Ah ah…” e io già immagino quella parola strana quante forme diverse stia prendendo nel suo cervello, magari chiamerà così uno dei tanti mostri che si inventa ultimamente, il mostro Blog! Infine gli ho chiesto: “Ti piace questa idea?”. Ha risposto: “Sì!”

 

A colloquio con Teresa Porcella, Curatrice settore ragazzi di Firenze Libro Aperto

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Quattro domande a Teresa Porcella, curatrice artistica della sezione ragazzi della prima edizione di Firenze Libro Aperto, che si è svolta dal 17 al 19 febbraio nel capoluogo toscano.

(Qui l’articolo che Firufilandia ha dedicato all’evento)

Quando gli organizzatori di Firenze Libro Aperto ti hanno chiesto di curare la direzione artistica del programma ragazzi, che tipo di Fiera hai immaginato?
Quali obiettivi ti sei prefissata?

L’idea era di avere uno spazio di incontro e di dialogo per bambini, ragazzi e adulti, con appuntamenti dedicati a volte solo agli uni o solo agli altri, e con altri decisamente trasversali e capaci di coagulare le diversità di età e di esigenze dentro una stessa bellezza. Uno spazio capace di mettere in relazione linguaggi e approcci differenti, guardando sempre con attenzione e affettività ai destinatari. Questo era il primo obiettivo. Poi c’era quello di far venire un po’ di curiosità e di stimolare nuove modalità di accostamento ai libri. Lo abbiamo fatto con artisti italiani e stranieri capaci non solo di integrare linguaggi diversi, ma anche di porsi con la stessa centratura estetica ed etica ad adulti e ragazzi. In questo senso, lo spettacolo di Gek Tessaro su Il cuore di Chisciotte, era uno degli appuntamenti chiave, che ha ottenuto il risultato sperato. Non si sapeva più dove mettere la gente che voleva entrare…

Qual è il tuo bilancio di questa prima edizione?
Complessivamente buono. Abbiamo avuto una bella risposta di pubblico in generale e, nello specifico dell’area ragazzi, un’altissima attestazione di gradimento da parte dei diversi destinatari cui abbiamo pensato: bambini, adulti, insegnanti, genitori, operatori del settore, psicologi. Naturalmente, sul piano organizzativo, si è pagato lo scotto della prima edizione. Il lavoro con le scuole, per esempio, essendo stato compresso in tempi così stretti (si è dovuto fare in un mese e mezzo il lavoro che normalmente si fa in un anno) non ha potuto essere capillare come avremmo voluto. Ma ci riserviamo di fare meglio alla prossima edizione. Il desiderio da parte nostra e la richiesta da parte della città, ci sono.

Nel panorama editoriale per ragazzi c’è grande vitalità nella piccola editoria indipendente. Che tipo di stimoli può portare, secondo te, al settore?
L’editoria indipendente è la linfa del settore editoriale, che si tiene vivo proprio grazie ai “piccoli”. Un po’ come succede nella vita… Sono quelli più curiosi e dunque più innovativi, quelli più esigenti e dunque più cogenti, quelli più intransigenti e dunque ineludibili, quelli più seri e dunque più gioiosi. La piccola editoria, per vivere può puntare solo sulla qualità e su un senso chiaro della propria identità. Perciò lavora non solo alla strutturazione di una bibliodiversità e di una qualità estetica dell’oggetto libro (e dunque a un’educazione del gusto), ma, soprattutto, nel costituirsi come identità di proposta, lavora a una creazione di identità personali potentissime capaci di riconoscersi in qualcosa di comune. Crea senso di sé e senso civico. Qualcuno dice che crea lettori ed e-lettori consapevoli. Aggiungerei che lo fa in modo “gioioso”, anche quando passa per temi consistenti o seri. Perché la gioia sta sempre nel “come” si passa per le esperienze della vita. E i bei libri sono esperienze intrinsecamente apportatrici di stupore e felicità. Elias Canetti diceva “Senza libri le gioie marciscono”. Ecco, credo che la sintesi giusta sia qui. La buona editoria (e quella indipendente per ragazzi nel suo complesso lo è), fa nascere e coltiva sorrisi. Mica poco.

Ci racconteresti un tuo piccolo o grande sogno professionale per il futuro?
Faccio come nella notte di San Lorenzo: “Se lo dico non si avvera…” Continuo a guardare la mia stella cadente in silenzio e, sussurrando, do un indizio. “Se lo dico non si avvera, ma se lo canto, sì…”

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“Firenze libro aperto. Programma ragazzi”. Periferie senza centro per crescere di più e meglio

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Ci sono le periferie dei luoghi e le periferie delle esistenze: è dai margini, però, che partono rivoluzioni e cambiamenti. Il centro, infatti, è troppo impegnato a mantenere lo stato delle cose, tra giochi di potere, prove di forza, rapporti a una sola direzione.

È un’antologia delle periferie Centrifuga. Fughe, ritorni e altre storie: 29 racconti a tema, declinati in modi diversi, affidati alla penna di altrettanti scrittori italiani, per ragazzi e non.

Uscito il 22 ottobre 2016 per Sinnos, il libro non è più una novità editoriale, ma l’originalissima presentazione, nell’ambito della prima edizione di Firenze Libro Aperto, che si è svolta a Fortezza da Basso, dal 17 al 19 febbraio, lo ha reso un evento unico.

Sono state, infatti, le giovanissime Alessia e Federica del blog Qualcunoconcuicorre – una redazione composta da venti ragazzi tra i 12 e i 19 anni, coordinati da Matteo Biagi, insegnante di lettere alle scuole medie e redattore di Libricalzelunghe – ad intervistarePasquale Avallone, fondatore del Centro di promozione della lettura “Leggimi Forte” di Pomigliano d’Arco, il Premio Andersen 2016 come miglior scrittrice, Patrizia Rinaldi, e l’autrice e giornalista Zita Dazzi.

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A colpire sono state proprio le parole di Patrizia Rinaldi, ideatrice del libro, originaria dei Campi Flegrei, periferia storica a nord-ovest di Napoli, nota per le vicende legate all’Italsider: “Anche qui siamo una periferia”.

Soltanto a Fiera conclusa, però, queste parole ci sono tornate alla mente, come se legassero filo con filo tutti gli incontri a cui Firufilandia ha partecipato.

Ovviamente, si tratta di un resoconto parziale che non rende merito al vastissimo programma allestito da Teresa Porcella, direttrice artistica della sezione ragazzi, lettrice, autrice, progettista ed editor freelance, fondatrice dell’associazione Scioglilibro onlus e di Cuccumeo, libreria per ragazzi di Firenze, non vietata agli adulti.

Centro e periferia, dunque, non come opposti, ma in dialogo permanente, hanno caratterizzato questa prima edizione di Firenze Libro Aperto, almeno nella sezione dedicata ai più piccoli, con diversi appuntamenti formativi anche per operatori del settore, docenti e bibliotecari.

Ha rimesso al centro l’adolescenza lo psicoterapeuta Domenico Barillà, che in un affollato incontro è partito dalla presentazione del suo ultimo libro, edito da Feltrinelli, Quello che non vedo di mio figlio, per abbracciare subito dopo un discorso più ampio sull’importanza di scrollarci di dosso l’atteggiamento adulto-centrico che spesso rende inautentici i rapporti con i giovani. “Dobbiamo togliere l’abuso di soggettività – ha detto Barillà – dimenticare le teorie, rinunciare ai pregiudizi, osservare la realtà che cambia con sguardo dinamico”.

Che cosa significa?

Che non dobbiamo avere la presunzione di sapere cosa sarebbe meglio per un ragazzo, senza dubbi, ripensamenti e confronti; che è un errore considerare i giovani come categoria sociale omogenea; che la realtà è sempre cambiata, ma troviamo più comodo e rassicurante fare le cose sempre allo stesso modo.

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“Quando scrivo mi attengo a questi punti: in venti libri non ho mai scritto ricette” ha concluso lo psicoterapeuta, ricordando il suo blog Correre pensando. Appunti per una psicologia di servizio, ideato e curato insieme al figlio Luciano, psicologo pure lui.

Ancora un dialogo fra centro e periferia, dunque, tra adulti e adolescenti, senza che gli uni abbiano l’arroganza di traghettare gli altri. L’idea è invece quella di accogliersi tutti nelle proprie specificità, rispettandosi senza etichette e semplificazioni.

È quello stesso dialogo promosso e ricercato da Matilda Editricedi Foggia, che a Firenze ha tenuto l’incontro Sguardi Differenti, dal nome di uno dei libri in catalogo, per parlare di educazione di genere senza preconcetti. Molto successo ha riscosso Stereotipi e Arzigogoli, scritto dalla titolare della casa editrice, Donatella Caione, che ha così raccolto le sue riflessioni sulle differenze di genere, quelle biologiche e quelle socialmente costruite. Nato come ebook, il testo aspira a diventare un libro collettivo a più mani, con l’aggiunta di nuovi contributi.

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Anche qui torna il binomio centro-periferia, con l’impegno di decostruire la dominanza maschile su quella femminile nelle scelte professionali e di studio, per esempio, fino ad arrivare, nei casi peggiori, alla violenza, fisica, verbale, psicologica.

La casa editrice ha realizzato un “farmaco salvavita”, in questa direzione, denominato Disamorex, con tanto di bugiardino e principio attivo a base di consapevolezza. La scatola contiene sei bustine: cinque sono dedicate ai vari tipi di violenza, in modo che le donne possano riconoscerne segni e segnali spesso ignorati o sottovalutati. La sesta bustina contiene, invece, una serie di numeri utili per reagire e chiedere aiuto.

“L’uomo non è più il centro, bisogna capirlo sin da piccolissimi, a cominciare dalle parole che scegliamo per nominare il femminile”, sottolinea ancora Caione, parlando del libro La grammatica la fa… la differenza, nato da un’idea dell’Associazione Donne in Rete di Foggia. Bisogna partire, insomma, da una riflessione sul linguaggio di genere, perché dire sindaca, ministra, assessora è cosa diversa dal corrispondente maschile, che tutto fagocita e tutto appiattisce.

L’idea è quella di avere sempre sguardi plurali proprio valorizzando la letteratura per l’infanzia, che più di ogni altra forma narrativa è democratica, dando parola a tutti, cose e animali compresi.

Ed è proprio di questo avviso anche Fabio Geda, che in fiera è stato intervistato, anche lui, dalla redazione, questa volta un po’ più numerosa, di Qualcunoconcuicorrere. L’autore di Nel mare ci sono i coccodrilli e della fortunata saga Berlin, scritta insieme a Marco Magnone, ribadisce la necessità che ognuno ha di ritrovare il proprio centro, di rimettersi al centro. Per dieci anni ha lavorato in una comunità alloggio per minori. Tra i vari compiti degli operatori, c’era anche quello di farsi raccontare storie, inevitabilmente confuse, metterle in ordine e restituirle per una maggiore comprensione agli stessi protagonisti.

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“Non c’è niente di più difficile che fare i conti con la propria storia personale”, ricorda l’autore, che ripercorre la genesi di Berlin, la saga dal respiro europeo, in cui torna l’archetipo del “vivere senza adulti”, trattato in modo originalissimo. È prevista per marzo l’uscita del quarto libro.

“Che tipo di lettore era Geda alla nostra età?” è la domanda di una redattrice di Qualcunoconcuicorrere, che a guardarla non pare abbia più di 12/13 anni, sicura e fiera, per niente intimidita. “Ero onnivoro: ognuno deve andare fuori e scegliere per sé, i docenti non devono imporre le loro letture. Alle medie avevo un professore che spesso entrava in classe con il carrello della mensa carico di libri presi dalla biblioteca scolastica”.

Leggere per allenarsi a guardare la realtà da più punti di vista, ma anche guardare delle immagini per non farsi ingannare da una sola prospettiva: è quello che propongono Il Ludomastro Carlo Carzane Sonia Scalco con i Giochi Allenamente.

“Siamo più disposti a sbagliare nel gioco che nella vita”, dice Carzan incoraggiando i ragazzi ad osservare le slide per individuare il numero dei rettangoli o dei triangoli rappresentati. È solo un piccolissimo esempio per riflettere sul fatto che tante volte, nel rispondere ad una consegna, non badiamo con attenzione alle parole che ci vengono dette. Insomma, anche in questo caso, dobbiamo imparare a spostarci dal centro, dal punto di vista più ovvio, per traguardare la realtà da altri punti d’osservazione.

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Ed è dalle periferie del bosco che sono arrivate le testimonianze diTutta un’altra scuola, nel corso di un evento organizzato dalla rivista Terra Nuova per celebrare i 40 anni di pubblicazioni. Un’altra scuola è possibile, dunque, a dimensione familiare, a contatto diretto con la natura, per valorizzare i bisogni e gli interessi del bambino. Si va dalla homeschooling, alla Rete senza Zaino, dall’asilo e dalle elementari nel bosco all’outdoor education.

Via le cattedre e le lezioni frontali, via i voti e le pagelle, meglio le schede di autocorrezione e di autovalutazione, orientate all’incoraggiamento. La pedagogia di base si rifà alle scuole attive di Dewey, al learning by doing, che gli ispiratori di questi nuovi sistemi educativi chiamano IFE (Imparare Facendo Esperienza). Il riferimento è anche al manifesto montessoriano Aiutami a fare da solo, così come alle scuole steineriane.

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“È un modo artigianale di pensare il mondo”, dice il maestro Lucio, che ribadisce la necessità di tenere insieme mente e cuore per promuovere una sostenibilità che parte dai sensi per arrivare al desiderio. “Il nostro obiettivo, come educatori, è quello di permettere ai ragazzi di porsi e di porgere domande su ciò che ci circonda. Potrebbero domandarsi, per esempio: ‘Lo vogliamo davvero l’inceneritore?’ Non sarò io a fare questa domanda e non sarò io a fornire delle risposte. I bambini stessi, osservando il loro ambiente, formuleranno questi e altri interrogativi: saranno in grado di trovare le soluzioni e di attivarsi in modo coerente”.

La periferia, come recupero della canzone e delle storie della tradizione popolare, ha fatto capolino qua e là anche nelle narrazioni di Roberta Balestrucci, che del programma ragazzi di questa feria ha curato anche la segreteria organizzativa. In due appuntamenti fissi, mattina e pomeriggio, per tre giorni, con l’aiuto di un tappeto, ha catturato l’attenzione dei più piccoli mescolando racconti e nenie sarde. Così come hanno risuonato dalla remota periferia cilena le note di Violeta Parra, la cantautrice di denuncia e di protesta, a cui è stato dedicato un recital-concerto con Teresa Porcella, Gianni Cammili e Andrea Laschi¸ nella ricorrenza dei cento anni dalla nascita e del cinquantenario della morte.

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Ma l’esempio più commovente di periferia che si fa centro – cioè che si valorizza e si rende protagonista del proprio progetto di vita – è la storia di Agata Smeralda, la prima bambina abbandonata in fasce allo Spedale degli Innocenti di Firenze il 5 febbraio 1444.

Con un finale pieno di speranza, che rende omaggio alle capacità di autodeterminazione delle bambine e dei bambini, questa storia è scritta e illustrata da Letizia Galli in un albo edito da Franco Cosimo Panini.

“Che vi sia d’esempio – dice l’autrice ai bambini presenti –. Agata si organizza la sua vita, progetta il suo futuro”. La protagonista, infatti, sceglie per sé un finale diverso da quello a cui erano destinate tutte le piccole ospiti dell’Istituto, che con molta probabilità sarebbero diventate delle inservienti presso la stessa struttura, oppure sarebbero state impiegate come domestiche nelle case nobiliari fiorentine, o nella migliore delle ipotesi si sarebbero sposate con dei matrimoni combinati.

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A questo libro è legato il progetto Storie di bambini, che prevede anche una mostra itinerante, visitabile a Napoli fino al 28 febbraio. L’esposizione farà tappa poi a Firenze, Venezia, Milano e Roma.

Arrivano dalla periferia, in chiusura, anche le parole di Patrizia Zerbi, fondatrice di Carthusia Edizioni, che in fiera ha presentato l’albo Non insegnate ai bambini, con il testo dell’omonima canzone di Giorgio Gaber e le illustrazioni di Gianni De Conno, AlessandroFerraro, Arianna Papini e Antonello Silverini.

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“L’ho definito un libro temerario, un libro fuori di testa – dice Zerbi –, ma avevo deciso che per i trent’anni di Carthusia si poteva osare. A sorpresa, invece, abbiamo esaurito le prime duemila copie e siamo pronti per la ristampa”.

Poi, prima del recital-concerto di e con Silvia Conti, Letizia Fuochie Francesco Cusumano, arriva l’invito ad andare oltre i cliché che spesso s’annidano proprio nei centri, dove l’adulto esercita un ruolo di potere sul bambino, dove l’intelligenza pratica è preferita a quella emotiva, dove la logica spadroneggia e non c’è mai posto per la “fantastica” rodariana, che invece la vita la salva e sempre la rende più bella.

“Non abbiamo il diritto di farli crescere attraverso gli stereotipi che noi scegliamo soltanto perché ci facilitano il compito educativo”, conclude Patrizia Zerbi.

Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto, al teatro
alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno di
un’antica speranza.

Così cantava Gaber.

E allora varrebbe davvero la pena mettersi a testa in giù, allontanarsi dal centro, gettare sul mondo un altro sguardo, più periferico, autentico, originale e indipendente.

Già da tempo in tanti sognano mondi a Sud di nessun Nord.

Un Festival alla sua prima edizione, nella parte dedicata ai ragazzi, viene a dirci che è tempo di immaginare e costruire nuove periferie.

Periferie senza centro, in cui ognuno potrà rimettersi in gioco, diventando protagonista delle proprie vite, senza condizionamenti, manipolazioni, pregiudizi.

Senza un sopra e senza un sotto, senza asimmetrie: tutti uguali e tutti diversi nel grande gioco collaborativo della vita.

“Giro giro tondo cambia il mondo”.

Si lavora sul web, con intrecci e collaborazione nazionali

Casa Editrice Mammeonline, storie che scrivono storie

È foggiana la casa editrice specializzata in libri per bambini e ragazzi,

 ma anche in saggi e approfondimenti

 

Stop agli argomenti tabù: negli ultimi anni, anche in Italia, la letteratura per l’infanzia ha imparato ad affrontare temi difficili, talvolta scomodi, senza censure. È finito il tempo del libro ‘buono e bello’ che serviva a educare i bambini, costruendo personaggi perfetti, ma irreali. Mondi di carta, giardini felici, in cui il giovane lettore non si riconosceva: troppa la distanza dalla vita di ogni giorno, fatta di gioie, ma anche di dolori, contraddizioni, paure. Talvolta di orrori, cose indicibili che bisogna invece trovare il coraggio di dire, di raccontare. Perché non si trasformino in fantasmi.

Donatella Caione a sx, con l’autrice Laura Novello

 Un esempio di grande coraggio e responsabilità, in questo senso, arriva dalla Casa Editrice Mammeonline, piccola realtà, in rapida crescita, nata a Foggia nel 2003, su iniziativa di Donatella Caione, 49 anni, mamma di due ragazzi, laureata in scienze politiche, ex informatico, con la passione per la rete, la condivisione telematica, l’intreccio di conoscenze e di esperienze da raccontare sul web. Era nata così, nel 1998, la comunità virtuale di mammeonline, un sito per scambiarsi informazioni sul complicato mestiere di madre, con forum dedicati all’infertilità, alle adozioni, alla gravidanza, all’allattamento e alla cura dei figli. «Volevamo dare nuova forza alla saggezza sapienziale», spiega Donatella, sottolineando l’importanza di recuperare istinto ed empatia, per svolgere il ruolo di genitore. «Oggi l’iperspecializzazione di alcune riviste e dei manuali pronti all’uso scandisce compiti e mansioni in modo rigido, come se fosse tutto prestabilito».

La casa editrice viene creata proprio per finanziare i costi di gestione del sito, cui aderivano via via sempre più mamme, da ogni parte d’Italia e anche dall’estero. Si è pensato così di mettere insieme competenze e abilità per realizzare prodotti editoriali, molto curati dal punto di vista artistico e letterario. La cosa sorprendente è che questi libri vengono immaginati, scritti, illustrati, pubblicati e distribuiti da gruppi di lavoro che spesso non arrivano mai a conoscersi personalmente. Da alcuni mesi è nato anche http://www.lascuoladellemamme.net, un altro portale – che affianca e promuove le attività della casa editrice – per raccontare la scuola vista dalle mamme, ma anche idee e impressioni delle mamme che tornano tra i banchi.

L’idea di fondo è sempre la stessa: recuperare l’autenticità dell’infanzia, in ogni sua forma, senza infantilismi e bamboleggiamenti. È l’infanzia da proteggere, ma anche quella da mettere in guardia dai mostri in carne e ossa. Così Alina e l’orco Ulrico, ultimissimo libro pubblicato dalla Casa Editrice Mammeonline, si occupa della pedofilia, attraverso una storia trattata con delicatezza e sensibilità, senza forzature o allarmismi. Scritto da Anna Baccelliere, 52 anni, insegnante di Grumo Appula, autrice di diversi libri per bambini e ragazzi; illustrato da Domenico Sicolo, disegnatore e fumettista barese. «È un libro che pubblico con un po’ di timore, per la paura di proporre un testo difficile – spiega l’editrice – ma sono sicura che certe realtà, anche se complicate, non vadano taciute, per mettere in guardia i nostri bambini; per proteggerli dai rischi del mondo e dagli orchi che, purtroppo, non esistono soltanto nelle fiabe. I piccoli devono sapere che possono raccontare anche i propri disagi a una persona di fiducia, che sia la mamma, oppure la maestra».

Sono libri che coniugano impegno etico ed estetico, con illustrazioni di altissima qualità e un’attenzione ai temi più vari. È il caso di Il palloncino di Minu, in uscita agli inizi di maggio, in collaborazione con l’Aid, Associazione Italiana Dislessia, di Foggia. Si tratta di due racconti, scritti e illustrati da Federica Dubbini, giovane artista genovese, che si occupa di teatro, musica, danza, fotografia. Alcuni accorgimenti tipografici lo rendono adatto anche ai bambini che hanno difficoltà di lettura. Vengono utilizzati, infatti, dei caratteri senza grazie, cioè senza allungamenti alla fine delle lettere, il testo non è allineato a destra e i paragrafi sono più distanziati

Ma a cercare nel variegato catalogo della casa editrice Mammeonline – che nei quasi quaranta titoli, comprende anche saggi e approfondimenti su adozioni, salute, infertilità e pediatria – si trovano altri libri che, a vario titolo, si occupano dei disturbi dell’apprendimento. Ad esempio, Abracadabra Lucertolina di Cristiana Zucca, con le illustrazioni di Adele Zuccoli, affronta i temi della dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia. All’interno anche un opuscolo informativo per genitori e insegnanti.

La casa editrice foggiana appoggia spesso progetti promossi da realtà del volontariato per sensibilizzare su argomenti e problemi poco conosciuti. Così Il bambino dell’anello, realizzato su richiesta dell’associazione Ring 14, è dedicato ai piccoli colpiti da una rarissima anomalia genetica: il cromosoma 14 ha una strana forma ad anello, che provoca problemi motori, di digestione, di respirazione. Questa fiaba, scritta da Annamaria Giustardi, con le illustrazioni di Livia Saetti e dei bambini della scuola Renzo Pezzani di Reggio Emilia, contiene spiegazioni sulla sindrome e sulle attività dell’associazione. Il libro si mantiene in equilibrio tra la piacevolezza della narrazione favolistica e la necessità di informare, anche con il corredo di strumenti e progetti didattici già sperimentati, che potranno essere utilizzati da altri insegnanti. Interamente bilingue, con traduzione a fronte in inglese, disponibile anche in versione audiolibro, il testo si presta alla distribuzione internazionale, per accendere i riflettori su l’unica associazione al mondo che si occupa di questa patologia.

Da “Il volo di Giorgia”. Illistrazioni di Matteo Gaule

Ma gli intrecci di mammeonline sono tanti e tanto vari che da soli raccontano una favola; una favola che mette le ali, come quella narrata nel coloratissimo albo illustrato Il volo di Giorgia di Laura Novello, illustrato da Matteo Gaule. Il libro è realizzato in collaborazione con Mitocon Onlus, l’associazione che promuove la conoscenza delle malattie mitocondriali, che provocano – soprattutto nella prima infanzia e nella preadolescenza – la degenerazione degli organi colpiti da difetto genetico.

«Un po’ di tempo fa, una mamma regalò una fiaba bella a un’altra mamma, che rispose con gioia – Grazie! Alla mia bimba piacerà». La piccola si chiamava Giorgia, era affetta da questa patologia, e amava ascoltare le avventure di questa bambina di carta, che aveva il suo stesso nome; che viveva in una casetta ai margini di una grande città. E che un giorno volò su una nuvoletta, incontrò un’aquila bianca che le lasciò un messaggio di pace per tutti gli uomini; incontrò uno stormo di anatre starnazzanti che volavano insieme per proteggersi dal vento; incontrò una betulla gentile che l’accolse in braccio ai suoi rami, quando Giorgia cadde dalla nuvoletta; incontrò uno scoiattolo che la scortò in un campo di fragole e mirtilli; incontrò un Larice piangente, stanco della pioggia che bagna, del sole che scotta, della neve che gela e del vento che scuote. E con l’ottimismo dei bimbi lo convinse a cambiare il suo nome in Larice ridente.

E adesso che Giorgia è volata davvero su una nuvola bianca, La casa editrice Mammeonline e l’associazione Mitocon non smettono di fabbricare storie di speranza e di sogno. Come soltanto le fiabe sanno fare, nel mondo del meraviglioso. Dove tutto, ma proprio tutto, diventa possibile.

Info: www.editrice.mammeonline.net

ma.mu.

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La parabola della cerignolana Carmen Gentile che, nel 1950,

firmò una favola di pace e giustizia che riscosse un discreto successo 

La Repubblica Pinguinina

 

Parte da lontano l’attenzione che la nostra provincia ha dedicato alla letteratura per l’infanzia e abbraccia un lungo arco temporale, che va dagli anni Trenta ad oggi. In mezzo si colloca un nome tuttora sconosciuto, Carmen Gentile, segnalatomi dal collega Maurizio De Tullio.

La Gentile era nata a Cerignola, durante la prima guerra mondiale. Rimasta orfana del padre a 14 anni, conobbe privazioni e miseria, prima di trasferirsi a Napoli con la famiglia, laurearsi in legge – mantenendosi con piccoli lavori – e avviarsi alla carriera di avvocatura.

Nel 1950 pubblicò “La Repubblica Pinguinina”, edito in 30.000 copie dalla Cooperativa del libro popolare di Milano, che riscosse un discreto successo. Qualche tempo dopo diede alle stampe anche un romanzo che però ebbe minore fortuna.

La Repubblica Pinguinina”, un testo scorrevole e bene illustrato da Ghezzi, fu per molti anni l’unico titolo italiano, insieme a “Pinocchio” di Collodi, ad essere ospitato nella Serie Verde della Collana Universale Economica, quella dedicata ai più piccoli.

Curato da Lucio Lombardo Radice, matematico e pedagogista, il volumetto risente delle vicende personali della scrittrice. La favola, infatti, si presta a più livelli di lettura: da un lato il racconto in prima persona di un viaggio nell’isola polare dei pinguini, dall’altro la metafora che maschera una storia di potere monarchico, con privilegi e vessazioni dei pinguinotti al servizio del re, guerre armate tra i nordicoli e i suddicoli, divisi da un muro invalicabile, vigilato dai pinguinieri armati.

Pino Boero e Carmine De Luca, nel manuale “La letteratura per l’infanzia” (edizioni Laterza, 2009) parlano di una trasfigurazione della storia di allora, che si richiama alla dittatura fascista e alla lotta di liberazione.

Poetica l’idea dei cugini Cortesini, che all’improvviso vengono separati dalla muraglia e trovano il modo di dialogare con dei palloncini colorati. Tragica l’immagine del «sangue dei pinguini [che] faceva rosso il ghiaccio».

Lieto fine assicurato, ma non banale, con la sospensione della guerra, la nascita della Repubblica e uno scambio di lettere tra un bambino dell’occidente e un pinguinino che chiede di raccontare a tutti la loro storia. Una storia di pace conquistata e di serenità.

ma.mu.

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L’analisi dello sviluppo infantile attraverso la ricerca etnografica in Capitanata,

a cura di Giuseppe Donatacci, appassionato studioso di folclore 

Dalla ninna nanna alla conta

Un’indagine socio-antropologica sul percorso evolutivo nella prima infanzia, attraverso la raccolta e lo studio di ninnananne, filastrocche, indovinelli, modi di dire e conte. Ha un rigoroso carattere scientifico il recente saggio Dalla ninna nanna alla conta di Giuseppe Donatacci, foggiano, appassionato di folclore, teatro e danza popolare, che nel 2006 si è laureato in Scienze della Formazione Continua.

Gli studi universitari avranno certamente condizionato il viaggio compiuto dall’autore nella letteratura popolare dedicata ai più piccoli, in provincia di Foggia, al tempo delle società preindustriali. Le comparazioni etnografiche di grande fascino – che mettono a confronto nenie e cantilene di vari centri della Capitanata, dal Gargano al Subappennino – sono anticipate, infatti, dalle principali teorie psico-pedagogiche sullo sviluppo evolutivo del bambino. Si ripropongono, forse correndo il rischio di un’eccessiva pedanteria didascalica, i fondamenti in materia di Freud, Menanie Klein, Winnicot e Piajet.

Corredato da un ricco apparato di note, che attesta un ammirevole sforzo documentaristico, il libro non sempre riesce a coniugare elementi, registri e aspetti diversi della cultura popolare, diventando talvolta dispersivo. Dai riferimenti pedagogici a quelli mitologici, nel primo capitolo, il lettore potrebbe arrivare stanco all’interessante ricostruzione di temi e stilemi delle ninnananne in Capitanata, con la ripresa degli argomenti principali: il lupo che mangia la pecorella; la gallina che fa l’uovo, Sant’Anna e San Nicola, oppure la ricorrenza, nelle filastrocche, del cavallo, del gatto e del salto. Di poetica bellezza anche la ricostruzione dei vecchi giochi, dalla campana alla sega e il setaccio; dal girotondo alle conte.

Nel finale, assai preziosi risultano gli spunti di riflessione sulla cultura omologata e preconfezionata che le nuove società occidentali destinano all’infanzia, completamente privata dell’oralità e della ciclicità della cultura contadina.

ma.mu.

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