La famiglia X di Matteo Grimaldi, Camelozampa

La famiglia X_copertina

Matteo Grimaldi, La famiglia X, Camelozampa 2017

 

Chi ha paura della felicità?

Forse chi l’ha cercata soltanto nei percorsi stabiliti, in quelli che la società accetta e incoraggia, che stanno dentro le righe, lungo i binari, nei sentieri già collaudati: la famiglia tradizionale, per esempio.

Non è una regola, ovvio, ma talvolta succede: i più ortodossi, quelli che s’accontentano e la vita la attraversano a tappe stabilite, più per dovere che per il gusto dell’avventura, si scagliano contro chi osa, contro chi ha il coraggio di cercarla e di costruire la propria esistenza, piena e rotonda, costi quel che costi, anche a rischio della disapprovazione sociale.

In La Famiglia X, il fortunatissimo libro di Matteo Grimaldi uscito per Camelozampa a marzo 2017, i protagonisti lottano per difendere il proprio diritto ad essere felici.

La voce narrante è quella di Michael, tredici anni passati male a Girone, con la mamma e il padre che spacciano e lo coinvolgono per distribuire le dosi ai clienti, giù al lago, luogo di ritrovo di tossici e sbandati.

La polizia interviene, i genitori vanno in terapia, Michael è affidato ai servizi sociali e finisce prima a casa della signora Giovanna Maria Guerra, rigida e intransigente, e poi da Davide ed Enea, architetto il primo, docente di matematica il secondo, coppia collaudata, che sparge amore e armonia senza etichette e ruoli da recitare. Loro due si sono scelti, si amano, si sostengono. E cosa importa che siano uomo e uomo, che non rispondano ai dettami della società perbenista e inamidata?

Di sicuro non importa a Micheal, che la differenza, in positivo, la coglie subito in tanti piccoli dettagli: le foto di Davide ed Enea, appese alle pareti, ogni volta gli fanno pensare che si possa star bene con qualcuno per anni e anni, forse per sempre.

Grimaldi non cade nella trappola di chi sostiene le famiglie omogenitoriali, ma lo fa in maniera forzata, parossistica, quasi caricaturale. No, lui si limita a raccontare una storia, e via via le situazioni si delineano, prive di moralismi o prese di posizione.

L’amore, prima di tutto, non sta forse nell’ascolto? Nella capacità di rallentare il tempo, di regalarlo agli altri, per accoglierli, senza giudicarli?

Sentite la differenza tra l’ascolto distratto della signora Guerra e quello partecipato ed emotivo di Enea.

L’autore non giudica, fa solo il suo mestiere di narratore. Racconta e lascia che la storia faccia da sé il resto.

Sono già passati sei giorni, e la signora Guerra non mi molla un secondo. Compare appena produco un rumore. Parliamo molto, ma non molto insieme. Il nostro modo di comunicare è più che altro in un’unica direzione. Lei parla, parla e parla. Poi a un certo punto mi fa una domanda, io rispondo alla domanda, e di nuovo parla parla e parla.

Diverse pagine più avanti, in questo libro agile che in tutto di pagine ne conta 143, le domande tornano, ma per sottrazione, cioè non ci sono, non vengono poste, per sottolineare tutto un altro dialogo, tutt’altro clima tra Michael ed Enea.

Enea, in quei rari casi in cui ho molto da dire, non si mette a fare domande. Aspetta le mie parole. Non so come riesca a resistere in quel suo silenzio paziente. Però, con me, funziona.

È un libro sulla bellezza, questo, anche quando è difficile vederla, proprio come la bellezza del lago, nascosta dal degrado e dall’abbandono.

È bella la forza che mostra Michael, capace di uscire da sé, di andare oltre quello che gli è capitato, di non ripiegarsi e chiudersi a riccio, anzi di interessarsi alle vicende di Zoe Bruni, la figlia del sindaco, sua coetanea, alle prese con un rifugio al lago, il suo posto nel mondo, che rischia di essere abbattuto per far spazio ad un grande albergo.

Quando arrivi a pagina 94 – tanto è forte Michael, tanto è avvincente la trama ricca di colpi di scena – quasi non te lo ricordi più quello che è successo: lo spaccio al lago, la droga, l’arresto…

E poi è un libro onesto, perché molte cose si aggiustano, certo, ma il lieto fine non è completo, non è scontato, non rimette tutto in ordine, perché nella vita, si sa, mica succede che poi tutto si sistema, che tutto passa come se non fosse mai iniziato.

No, nella vita così come in questo libro, le storie ci attraversano e ci cambiano, talvolta ci rendono migliori, qualche volta ci fanno capire che la felicità può essere ovunque, nascosta come la bellezza.

Bisogna cercarla con coraggio, anche quando non è là dove tutti vorrebbero, dove la società perbenista e miope – in cui s’aggregano, ad esempio, pericolosissimi Genitori Uniti per la Difesa della Famiglia Tradizionale – pretende che sia.

Bisogna stanarla la felicità, scoperchiarla là dove si nasconde, anche a costo di non trovarla, perché della felicità non si può avere paura.

Succede, Michael, di non centrare un obiettivo, ma questo non significa fallire. Fallisce chi molla e chi neanche ci prova.

La famiglia X
Di Matteo Grimaldi
Collana: Gli arcobaleni
Illustrazione di copertina: Annalisa Ventura
Camelozampa, 2017
Età di lettura: +11

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