La figlia del dottor Baudoin di Marie-Aude Murail, Camelozampa

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La figlia del dottor Baudoin è il nuovo romanzo di Marie-Aude Murail, portato in Italia da Camelozampa, con la traduzione di Sara Saorin, cofondatrice, insieme a Francesca Segato, della casa editrice indipendente di Monselice, in provincia di Padova.

È un libro che si porta dentro la vita tutta intera, anche nel suo rovescio, pure quando s’inceppa: Violaine ha diciassette anni, un sogno nel cassetto e un bambino nella pancia, gli esami dell’ultimo anno, un amore sbagliato, subito, distratto.

Si parla di IVG in questa storia, di interruzione volontaria della gravidanza, di un Centro di pianificazione familiare, di rimedi farmacologici o in anestesia totale. Si danno cifre da vertigine: 200mila aborti l’anno.

Il padre di Violaine è un medico, che con troppa facilità prescrive farmaci e analisi nel laboratorio della moglie, sempre troppo presa dal lavoro. Nel suo studio è arrivato da poco il dottor Chasseloup, che invece ogni mattina davanti a una pergamena rinnovava il suo giuramento di Ippocrate:

Offrirò le mie cure gratuitamente agli indigenti e non chiederò mai un compenso sproporzionato al mio lavoro.

Ha gli occhi d’asino, il viso buono, Chasseloup, il sorriso triste di chi l’infanzia se l’è strappata a morsi, amari e disgustosi come quelli che un nonno malvagio gli faceva buttare giù da pezzi di carne avariata: “un’infanzia martirizzata”, superata solo grazie all’aiuto di uno psichiatra.

Sembra non averla una vita privata lui, a parte il gatto Cassonetto, salvato da un bidone dell’immondizia, e la poltrona Voltaire nel mezzo di una casa modesta.

È un libro che ti fa entrare in molte vite, nei loro meandri, nei lati oscuri e pure in qualche segreto, perché nessuna vita è lineare e trasparente: lo sa bene l’autrice di Oh, boy!, pluripremiato con oltre 28 riconoscimenti, uscito nel nostro Paese per Giunti. Lei sa raccontarla bene la complessità.

S’intrecciano le vite dei protagonisti, si mescolano i lati di luce e quelli d’ombra, in una osmosi che è naturale nell’incontro, perché in ogni relazione qualcuno dà e qualcuno riceve, e poi si rimette di nuovo tutto in circolo.

Commuove l’amicizia fra Violaine ed Adelaide, che si conoscono dalla prima elementare, che si tengono vicine lungo tutto il percorso che porta all’aborto: dal primo colloquio al Centro di pianificazione familiare fino all’operazione e oltre.

È perduta anche l’infanzia di queste due ragazze, che all’improvviso si trovano adulte, costrette a prendere decisioni in autonomia, senza il paracadute dei genitori. Lo dice bene Violaine quando alla madre, che vorrebbe accompagnarla al Centro, risponde così:

Non parlare al plurale, sono io, io che dovrò fare qualcosa.

È la vita che si apre con tutte le sue contraddizioni, che Violaine riesce a esprimere in modo efficace e tenero, ogni volta che dice: no ma sì, oppure sì ma no. E la vedi, la senti la sua giovane età di passaggio, quella che si ritaglia più spazio attorno, ma lo fa con la fatica delle fasi transitorie.
Se ne accorge persino il dottor Baudoin, così distratto, preso com’è ad accumulare soldi:

All’improvviso intorno a sua figlia si era creato uno spazio che non gli apparteneva, una vita privata.

È un viaggio che non finisce, questo libro, semplicemente perché è il viaggio della vita: non esprime giudizi, non fa la morale, non tira le somme. Lascia piuttosto aperte le porte e le finestre, mette in circolo i venti, fa cambiare l’aria nelle stanze:

Dietro la bambina si vedeva la donna in filigrana.

È pure un libro che aiuta a rivedere i propri passi, perché per andare avanti a volte bisogna saper tornare indietro, abbandonare posizioni e convinzioni, andare incontro agli altri:

È questa la cosa più difficile. Riconciliarsi.

Quanto è vero in famiglia? quante volte ci si accomoda in nicchie e rifugi ostili solo perché non si ha la forza di cambiare tono, di tenderla una mano?

Quanto è bella Violaine quando, dopo essersi trovata di colpo donna, suo malgrado, torna indietro e accorcia le distanze, le annulla:

Buona notte, tesoro.
Hai l’aria stanca, papino.

Cosa accadrà a Violaine, cosa a tutti i co-protagonisti di questo romanzo, non ve lo diciamo, perché non vogliamo guastarvi una lettura che vi terrà compagnia, vi scalderà il cuore, vi farà sorridere e pure piangere, tra alti e bassi.

Come accade nella vita tutta intera. Appunto.

 

La figlia del dottor Baudoin

di Marie-Aude Murail
Traduzione di Sara Saorin
Camelozampa
Collana: Le spore (Young Adults)
Anno: 2017

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2 pensieri su “La figlia del dottor Baudoin di Marie-Aude Murail, Camelozampa

  1. Sara ha detto:

    Sono commossa da questa analisi e apprezzamento. Ma anche affascinata, perché io non trovo mai le parole giuste quando qualcuno mi chiede di cosa parli questo romanzo, è troppo vasto, troppo sfaccettato e articolato perché riesca a parlarne. Che gioia, però, quando qualcuno che sa capire i libri e ne sa parlare, e bene, riesce a restituirti un romanzo cogliendone ogni aspetto!
    Grazie per queste emozioni 🙂

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