Un grande spettacolo di Patrizia Rinaldi, Lapis edizioni

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Un grande spettacolo di Patrizia Rinaldi, Lapis edizioni, 2017.

È un libro che insegna ad accogliere la complessità dell’esistenza, a non tagliare la vita di netto, a tenere insieme pensieri diversi.

Ambizioso per un libro?

No, perché la buona letteratura fa proprio questo: regala al lettore sguardi multi prospettici, lo mette di qua e di là, nei panni dell’uno e dell’altro; fa mediare, ponderare, rispettare posizioni diverse.

Un grande spettacolo è l’ultimo romanzo di Patrizia Rinaldi, scrittrice per ragazzi, autrice di testi teatrali e di gialli, vincitrice del Premio Andersen nel 2016 nella categoria Miglior scrittore, e di nuovo nel 2017 per il libro a fumetti La compagnia dei soli (Sinnos), illustrato da Marco Paci.

La scrittura ha un ritmo travolgente, come sempre nei libri di quest’autrice eclettica: veloce, scoppiettante, a tratti poetica ma senza autocompiacimento.

Ti avrei voluto dire guarda, fai attenzione, io non so proprio niente di niente; sono solo un’alice sospesa nel mare, fuori dal branco. Sono un albero steso su un lago immobile. Sono una scarpa che non vuole cercare l’altra.

La storia è originalissima: la racconta Armando Anelli, che all’epoca dei fatti ha undici anni, mentre suo fratello Andrea ne ha otto. L’intera vicenda, il grande la ricostruisce in un memoir, in un diario, quando ormai frequenta il secondo anno del liceo. Vuole mettere ordine nei fatti accaduti, per sventolarli in faccia al fratello minore, quando saranno grandi: il piccolo deve sapere di aver portato la rovina in famiglia.

Armando ce lo presenta subito Andrea e subito ce lo fa amare, pur non avendone alcuna intenzione: dice che ha otto anni e un impiccio di carattere, che tende a stare molto solo, che a scuola non va benissimo ma neppure malissimo, che però piange sempre, regredisce a una fase infantile. Ha due ossessione: stare con la mamma e il wrestling.

Perché gli piace tanto il wrestling?

Perché è convinto che in questo sport i cattivi perdano sempre. Ha una fede assoluta sulla questione, nessuno potrebbe scalfirla.

Andrea ha bisogno di sapere da che parte stare:

Mi chiedevi spesso chi era il cattivo dei film, chi era il cattivo durante un litigio, chi era il cattivo delle storie. Dovevi decidere da che parte schierarti definitivamente e lo chiedevi a me.

Nel wrestling, Andrea, non deve chiedere a nessuno: i cattivi restano sempre cattivi; i buoni vincono sempre.

Quando il suo idolo del ring, Gabriel, in arte Wild Angel, arriva in città per un incontro, lui mette in croce la mamma perché vuole andarci.

Ma i biglietti costano troppo e loro – da quando il papà è andato via di casa con Lisa, la migliore amica della mamma – devono stare attenti alle spese.

Andrea piange tutto il giorno, la mamma trova i biglietti, sfinita. Tutti e tre vanno al palasport per il grande spettacolo.

Ma succede qualcosa che non vi sveliamo.

Così, dopo uno scampato incidente, sarà proprio la mamma di Andrea e Armando a fare la wrestler.

Buona o cattiva? Si vedrà.

È un omaggio al potere salvifico della scrittura, questo libro, con piccole trovate divertentissime, in cui tanti sguardi si incrociano e si aiutano a interpretare il mondo meglio e da altri angoli.

Ripercorrere una vicenda, fermarla sulla carta, aiuta a fare chiarezza, getta luce sui comportamenti a primo sguardo incomprensibili.

Insegna il perdono e insegna pure a perdonarsi, che è pesino più difficile, ma è un traguardo, questo, che marca un distinguo netto tra sopravvivenza e vita piena.

Una vita è piena quando tiene insieme i sentimenti buoni e quelli cattivi, accetta e accoglie la complessità dell’esistenza, appunto, al di là delle polarizzazioni tra il bene e il male.

C’è tanto forza in queste pagine, tanto coraggio, tanti sguardi che si incrociano e si aiutano a chiarirsi e a schiarirsi le idee.

E poi c’è l’amore, che è amore vivo e bello anche quando non è per sempre.

“L’amore capita. Dice buongiorno, sono l’amore e non puoi mandarlo via”.

Capita pure la vita, e non si può mandarla via solo perché non sta nei confini ristretti e precisi di un mondo ordinato; perché tradisce, ad esempio, le aspettative di una famiglia felice che nella scelta dei nomi – che iniziano tutti con la A –  aveva cercano un talismano per la serenità.

Capitano, più spesso, storie disordinate, che sparigliano l’alfabeto.

Qualcun altro ci insegnerà a riordinarle, ad andare avanti comunque, pure sparigliati, esattamente come accade ad Armando Anelli.

 

Un grande spettacolo

di Patrizia Rinaldi

Lapis, 2017

Età di lettura: a partire dagli 11 anni

 

 

 

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