Una scintilla di noia di Annalisa Strada, Edizioni San Paolo

Una scintilla di noia_Annalisa_Strada

Una scintilla di noia di Annalisa Strada, Edizioni San Paolo, 2017

C’è un aspetto dell’amicizia fra adolescenti che viene esplorato benissimo nell’ultimo libro di Annalisa Strada, Una scintilla di noia (Edizioni San Paolo): l’interdipendenza, il bisogno di sentirsi in relazione, anche a costo di rimetterci un po’ di autonomia di pensiero e d’azione.

Fu un tentativo debole, perché tutto quello che dissi fu: “Ma non possiamo andarcene così”.

Il mio tentativo andò a vuoto e non è bello dirlo ma mi arresi immediatamente.

A parlare è Luna, voce narrante di questo romanzo, che a qualche anno di distanza ricostruisce una brutta vicenda di cronaca che l’ha vista protagonista insieme agli amici di sempre e compagni di liceo, Brando e Fausto.

Grazie al tempo trascorso, Luna restituisce al lettore un racconto mediato dalla riflessione.

In questo modo, più che l’episodio in sé, emergono le sue considerazioni, le emozioni, l’elaborazione – ancora in corso – dell’evento che segna un prima e un dopo nella sua esistenza e in quella dell’intera comunità.

È sera, come sempre i tre amici si ritrovano sotto i portici al centro del paese: Luna e Fausto sono andati a “prelevare” Brando, l’amico alto, ben piazzato, un po’ impacciato nei movimenti, che la mamma – prof. di filosofia presso il loro stesso liceo – tiene quasi in gabbia, sopraffatta dalle sue ansie, probabilmente legate alla totale assenza del padre del ragazzo. All’apparenza sembra non sia mai esistito, questo padre, tanto non se ne sa nulla.

S’annoiano i tre, così decidono di spingersi lungo il fiume, fino al Ponte del Diavolo, zona periferica, mal frequentata, piena di cartacce e di rifiuti.

Brando in tasca ha tre mortaretti, probabilmente fatti in casa; li accende, li lancia giù dal ponte. Il primo fa solo una scintilla, il secondo appicca un incendio, tra le erbacce, vicino all’acqua che scorre là sotto.

Luna ci prova a dire che non possono scappare via così, che bisogna chiamare qualcuno, dare l’allarme, assicurarsi che non sia accaduto nulla, che non ci siano feriti. Pure Fausto propone di chiamare i vigili del fuoco con il cellulare, magari nascondendo il numero.

Nulla da fare, Brando non ne vuole sapere: dice che bisogna scappare, che bisogna darsela a gambe, esattamente quello che fa per primo.

Gli altri due, sebbene riluttanti, lo seguono a perdifiato. Il giorno dopo, quando la routine ha il sopravvento e sembra rimettere tutto a posto, i tre quasi se lo dimenticano quello che è accaduto la sera prima. Fino a quando la notizia non arriva. Luna la apprende a pranzo dai genitori: un senzatetto è rimasto gravemente ustionato, giù al Ponte del Diavolo, a seguito di un incendio provocato probabilmente da dei balordi. È in prognosi riservata, ricoverato in coma farmacologico all’ospedale. Le sue condizioni sono critiche.

A questo punto della storia, Luna si pone molte domande e costringe anche il lettore ad interrogarsi sull’autenticità di certi rapporti, sul perché di certi legami che si mantengono solidi in apparenza, mentre nella realtà sono incollati malamente.

Dopo il fatto, l’amicizia fra i tre sembra poggiare più sull’interesse reciproco che sulla gratuità, punto d’arrivo e di partenza di ogni rapporto scelto e non imposto da ruoli e circostanze.

È sempre la voce di Luna a sottolinearlo, spiegando a se stessa e al lettore cosa li teneva ancora insieme, quando sarebbe stato molto più semplice e naturale perdersi di vista, per provare a dimenticare:

Ciò che veramente ci spaventava era che nessuno dei tre avrebbe più saputo come si stessero comportando gli altri. Pura sfiducia alimentata dal timore di poterci tradire l’un l’altro. […]

Stavamo toccando il fondo, vero? Da complici a nemici sospettosi  […] Il vero giogo che ci premeva sul collo era la sfiducia che stava crescendo tra noi.

In una storia lontana anni luce da ogni stereotipo, dove gli aspetti positivi e negativi del carattere si mescolano tra adulti e ragazzi e all’interno dello stesso personaggio, c’è un atto d’accusa forte e chiaro contro certi atteggiamenti convenzionali, certe recite malriuscite. Arriva come un cazzotto nello stomaco la descrizione che Luna fa della fiaccolata in onore del senzatetto, contro i vandali che hanno acceso il fuoco:

Un gran numero di cellulari si accese. Non per registrare l’evento o fotografarlo, ma per controllare che ora fosse: se non era troppo tardi – stavano pensando tutti – ci sarebbe stato un bel po’ di tempo ancora da spendere in giro.

Senza svelare altro della storia, vi raccomandiamo di prestare molta attenzione a Zaccaria, detto Zak, un personaggio che tutti vorrebbero incontrare nella vita. Luna lo frequenta da poco, ne è innamorata, anche perché è la prima persona capace di parlare di lei al futuro.

Siamo tutti intrappolati nel presente, che talvolta sembra eterno, sembra non dover passare mai, soprattutto quando un fatto straordinario, fuori dal consueto, viene a complicare le cose.

Ma siamo tutti altro, siamo tutti oltre il presente.

E se non abbiamo la fortuna di incontrare il nostro Zak, o la nostra Zaccaria, qualcuno che parli di noi al futuro, allora arriva un buon libro a ricordarcelo, a ricordarci che nulla è per sempre. Neppure le cose brutte.

 

Una scintilla di noia
di Annalisa Strada
Edizioni San Paolo, 2017
Età di lettura: a partire dagli 11 anni

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