Cosa saremo poi di Luisa Mattia e Luigi Ballerini. Un libro sul cyberbullismo

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Cosa saremo poi di Luisa Mattia e Luigi Ballerini, Lapis, Roma 2017.

Cosa saremo poi è un titolo indovinatissimo per un romanzo dedicato al cyberbullismo, perché pone l’accento sulle identità in formazione di ragazzi che subiscono o esercitano atti di violenza fisica o psicologica. In entrambi i casi, dalla parte delle vittime o dei carnefici, è un’esperienza che lascia il segno, che in qualche modo resta, nelle forme più varie, anche quando tutto sembra superato.

È scritto a quattro mani questo libro uscito per Lapis con la firma di Luisa Mattia, premio Andersen  nel 2008, e Luigi Ballerini, scrittore, medico e psicoanalista, che l’Andersen lo ha vinto nel 2014 con La Signorina Euforbia, mentre nel 2016 si è aggiudicato il premio Bancarellino con Io sono Zero.

Diviso in tre parti, il testo presenta una struttura solida che inizia dall’epilogo, ripercorre le vicende che hanno portato al tentativo di suicidio della protagonista e si conclude con gli sforzi compiuti per voltare pagina.

Lavinia, quattordici anni e qualche chilo di troppo, ha ingoiato un blister di pillole. La storia si apre così, sulla tragedia sfiorata. Il lettore, poi, segue la ragazza lungo il suo percorso di ricostruzione.

Il romanzo offre il punto di vista del capo-bullo, Federico detto Falco, un tipo fragile che vive all’ombra del fratello perfetto, ma anche quello di Lavinia. La ragazza, quando aveva cominciato a dimagrire e ad essere più sicura di sé, s’era entusiasmata proprio per le attenzione mostrate dal capetto della scuola.

Ma quella era una trappola, un altro modo per ridere di lei insieme agli altri. L’umiliazione più grande: prendere in giro una persona che si sta dando forza, che sta cercando di integrarsi. Così, l’aveva convinta a mandargli delle sue foto, prima un lipselfie e poi degli scatti più audaci.

Il risultato è sin troppo facile da immaginare: le foto girate sulle chat di whatsapp, condivise su facebook e sugli altri social, i compagni di classe che fanno gruppo a discapito della malcapitata.

Sono dinamiche vecchie come il cucco, con le classi piene dei Franti e dei Garrone d’ogni epoca, ma nell’era dell’always on, della connessione continua, il bullismo è diventato pervasivo. Se prima la vita difficile di un ragazzo bullizzato terminava con la fine delle lezioni, adesso la vittima è continuamente esposta.

Anzi, la mancanza di controllo sulle derisioni online aumenta ancora di più il senso di sconfitta e di impotenza.

Descritte in modo realistico anche le dinamiche nei gruppi di adolescenti, come sa bene chi ci è passato, rimanendone segnato per sempre. L’amica Vera, ad esempio, se da un lato è confidente e complice quando è sola con Lavinia, dall’altro diventa fredda, distaccata e maliziosa quando s’aggiungono gli altri e cominciano gli scherni.

E che dire di Loris che spera nella riconoscenza di Falco dopo avergli spifferato gli aggiornamenti sulle indagine interne della scuola e della polizia postale?

È il bisogno d’appartenenza che accompagna l’uomo in tutto il suo cammino, ma che nell’adolescenza diventa vitale: sei dentro o sei fuori, e se resti ai margini sei un fallito.

Il libro, che affronta anche il tema dell’arteterapia, in particolare del teatro, pone l’accento sul fallimento degli adulti e delle scuole preoccupate solo di portare avanti il programma e di non dare scandalo.

È più facile, più rassicurante per tutti, poi, pensare che il male sia fuori, che sia lo straniero il colpevole.

È un libro che dovrebbero leggere anche gli adulti, perché smettano, finalmente, di sentirsi immuni: il bullo può essere ovunque, anche dentro di noi, anche da grandi, ad esempio sul posto di lavoro.

È un libro onesto perché non dà soluzioni buone per ciascuno, segna solo una traccia, quella seguita dalla protagonista. Ma dice anche che un dopo esiste, per i bullizzati e per i bulli. Un dopo che porterà per sempre le cicatrici, certo, ma che segnerà il passo di una nuova vita quando ognuno saprà darsi un nome, un’identità, indipendentemente dall’accettazione del gruppo.

Lo esprime bene Lavinia, guardandosi attorno, nel fabbricato ancora spoglio dove comincia a fare teatro:

Ci somigliavamo, il capannone e io: tutti e due vuoti e convinti di doverci restare, così privi di tutto e poi, poco a poco, pronti a conquistare un nome e, dunque, una dichiarazione di esistenza. Un senso, insomma.

Darsi un nome, crearsi un’identità che ha sempre bisogno degli altri per formarsi, ma che dagli altri sa pure difendersi, senza dipenderne in modo vitale.

Cosa saremo poi
di Luisa Mattia e Luigi Ballerini
Copertina di Alessandro Baronciani
Lapis, 2017.

Età di lettura: dagli undici anni

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