L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio. Tracce di Pollicino e dei miti nel libro finalista al Campiello

L'arminuta_Donatella Di Pietrantonio

Donatella Di Pietrantonio presenta L’Arminuta alla libreria Ubik di Foggia. Nella foto il libraio Salvatore D’Alessio

“Ho attinto alla letteratura per l’infanzia, in diverse parti del libro”, dice Donatella Di Pietrantonio, che nei giorni scorsi ha presentato a Foggia il suo ultimo romanzo, L’arminuta (Einaudi, collana Supercoralli), ospite della libreria Ubik.

“È ricalcata, quasi copiata, direi, da Pollicino, ad esempio, la scena in cui la madre biologica racconta alla protagonista come andò la notte in cui lei e il marito presero la decisione di abbandonarla”, precisa la scrittrice, che con il suo terzo libro, a breve tradotto in tedesco, è finalista al Campiello.

“Si tratta di argomenti che ci perseguitano: l’allontanamento e l’abbandono li troviamo nelle fiabe e nei miti”, aggiunge l’autrice, classe 1963, che a Penne vive e lavora come dentista pediatrico e per scrivere s’alza prestissimo la mattina.

Intenso e allo stesso tempo familiare l’incontro condotto dal librario Salvatore D’Alessio.

La trama di questo libro fortunatissimo è ormai nota: l’Arminuta è la ritornata, in dialetto abruzzese. Ha tredici anni, per tutta la vita è cresciuta nell’amore di una famiglia premurosa e facoltosa in una città sul mare: scuola di danza, lezioni di nuoto, una stanza grande solo per sé. Il libro si apre con lei che sale le scale insieme a quello che fino ad allora pensava fosse il padre. Sta andando dalla sua vera famiglia, dai suoi veri genitori. D’un tratto, infatti, scopre che appena nata era stata ceduta a degli zii. Adesso, per ragioni imprecisate, deve tornare nel paese rurale poco distante. Viene catapultata in una famiglia poverissima, tanti figli, poco spazio e quasi niente da mangiare. Inizia così il suo viaggio di formazione, l’ansia di trovare risposte, la rabbia, la vita che ti prende a schiaffi, “la sorellanza da cui si sviluppa la resilienza”.

La prossimità dell’autrice con il mondo della letteratura per ragazzi torna nel personaggio di Vincenzo, primogenito di questa nuova famiglia dell’Arminuta, o meglio della sua famiglia d’origine. “Lui è fiabesco: s’allontana, scappa con gli zingari, si ribella, sfida l’autorità paterna”.

È la dimostrazione che la vera letteratura non ha confini, anzi ha un’origine comune, che sempre si rifà ai grandi interrogativi, alle grandi paure dell’uomo.

In qualche modo, ha anche premesse autobiografiche questo libro, che ancora una volta parla di maternità.

“Si dice che uno scrittore, in fondo, scriva sempre lo stesso libro: è vero anche per me, che ho un demone, l’urgenza narrativa della maternità declinata in modi diversi”, spiega Di Pietrantonio. “L’abbandono l’ho vissuto in prima persona: mia madre era una contadina. La vita nel comune pedemontano dove vivevo (Arsita, ndr) era scandita dal ritmo luce/buio: il giorno nei campi e la sera a sbrigare le faccende domestiche. La cultura patriarcale era rigida, non ho mai sentito di essere la priorità per mia madre”, lo dice tutto d’un fiato la scrittrice, ma senza tragedia, con levità.

Sa bene che la vita, in alcune realtà, era così: non si poteva sprecare tempo per le coccole, per accudire i figli. Bisognava garantire il necessario e pensare a tutto il resto.

Non si sente pessimista e nei suoi libri inserisce sempre delle figure di soccorso, per compensare il vuoto lasciato dagli adulti, che spesso escono sconfitti. In questo libro, ad esempio, è di soccorso la figura di Adriana, sorella minore dell’Arminuta, complice e amica. Due figure esili e fortissime che si riconoscono nella disperazione.

“Alcune ferite possono essere feritoie, anche se fanno male aiutano a vedere meglio le cose: si può guardare attraverso e in entrambe le direzioni, dentro se stessi e verso gli altri”, conclude la scrittrice.

Ogni libro ha una sua colonna sonora, ogni storia ce l’ha.

Questa storia ci fa risuonare nella testa e nel cuore Anthem di Leonard Cohen:

Suonate le campane che possono ancora suonare/Dimenticate la vostra offerta perfetta/c’è una crepa in ogni cosa/È così che entra la luce.

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