E non hai visto ancora niente di Emanuela Nava. Un libro per ritornare alla vita

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E non hai visto ancora niente di Emanuela Nava, Tralerighe, 2016.

Ero rinato su un ponte sospeso tra la vita e la morte.

È una storia che contrappone norma e immaginazione E non hai visto ancora niente di Emanuela Nava (Edizioni Tralerighe), un libro per lettori forti alla ricerca di se stessi e del coraggio necessario per attraversare l’adolescenza e diventare adulti.

Mino racconta in prima persona: ripercorre gli anni in cui viveva con la nonna e ascoltava le voci della luna che gli parlavano di giorno, forse per salvarlo da qualcosa di tragico, da un ricordo indicibile e dolorosissimo.

 

Le voci della luna mi impedivano di ascoltare le voci che provenivano dalla terra.

Cresce su bizzarro, questo ragazzo solitario e taciturno, che per un’estate intera trascorre il suo tempo ad attraversare un ponte sospeso, lungo 227 metri, alto più o meno quanto un palazzo di dodici piani.

Come sempre accade però, persino agli animi più introversi, nessuno può bastare a se stesso, perché si ha sempre bisogno degli altri. Così, questo ragazzo, che ad un certo punto del libro si definisce un energumeno, vuole accreditarsi agli occhi di un pubblico immaginario.

Lo fa salendo sulla ringhiera, come un equilibrista che gioca a dadi con la vita e la morte: sprezzo del pericolo, temerarietà, una certa grazia nel mantenersi in bilico.

Immagina che ad un certo punto arrivi una ragazza bellissima, vestita di lustrini, capace di portare e di portargli leggerezza, di sollevarlo da quel peso terribile che non sa nominare, che probabilmente ha rimosso per istinto di sopravvivenza.

Il libro è pieno di vuoti: dove sono i suoi genitori, ad esempio? Perché vive solo con la nonna?

Qualcosa è accaduto, un evento drammatico che lo appesantisce, che lo porta a sfiorare la follia, la schizofrenia momentanea.

La norma inviolabile e fissa, invece, è quella di chi si porta in tasca le certezze, non mette nulla in discussione, sa sempre cosa è meglio per sé e pure per gli altri.

È dogmatica, ad esempio, la professoressa col nasone, che a Mino gli dice che forse è meglio così, è meglio che lui sia precipitato dal ponte, perché tanto, l’anno successivo con molta probabilità sarebbe stato bocciato.

Ma è davvero morto Mino dopo essere volato giù dal ponte? O forse la sua vita è cominciata proprio in quel momento?

Non vi toglieremo il gusto di scoprirlo da soli, leggendo le 119 pagine di questo libro reso elegante dal formato e dall’illustrazione di copertina di Desideria Guicciardini.

Vi consigliamo , però, di non tralasciare nulla del testo, già a partire dall’epigrafe selezionata dall’autrice, quasi un indizio per il lettore che si avvicina al libro:

L’oro nasce dall’argento,
il rosso dal bianco, il sole dalla luna,
una coscienza più chiara dalla follia.

È una frase di James Hillman, che forse viene a dirci che a volte una follia transitoria può salvarci dal baratro permanente, o dalla normalità così banale, sciatta e prevedibile che non è troppo distante dalla morte stessa.

Quanto è importante saper immaginare, saper sconfinare per tornare a se stessi e agli altri con la schiena più dritta e fiera?

Il guardiano delle oche, ad esempio, che Mino incontra sul ponte, sarà probabilmente frutto della sua fantasia. È lì con le sue trentasei oche cui badare.

Mino gli dice che anche lui vorrebbe volare, come loro.
Vorrebbe volare sopra il ponte, avanti e indietro, a dieci metri d’altezza dalla balaustra.

Ma a questo punto, immaginario o no, il guardiano delle oche dice a Mino una delle frasi più belle di tutto il libro:

Vedo che sei molto preciso, ragazzo. Ma non hai visto ancora niente. Le oche quando volano non contano i metri.

È un libro fortemente simbolico, non è una lettura d’evasione, non è una lettura facile.

Chiede uno sforzo al lettore, ma lo ripaga con generosità.

 

E non hai visto ancora niente
di Emanuela Nava
Tralerighe, 2016

 

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