Mio papà sa volare! di David Almond

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È un libro che dovrebbero leggere gli adulti, soprattutto quelli che non ce l’hanno fatta ad aiutare i propri genitori, il proprio papà che nei momenti difficili cercava soltanto un riconoscimento, l’essere apprezzato e amato per quello che era, stravaganze comprese.

Mio papà sa volare di David Almond, con le illustrazioni di Polly Dunbar, tradotto per Salani da Alessandro Peroni, è un libro pieno di ottimismo, di una felicità cercata a fatica e conquistata, fuori dagli schermi e dalla norma sociale.

Il papà è depresso, fa fatica persino ad alzarsi al mattino, si trascina in pantofole e vestaglia, ciondola senza entusiasmi nella casa di via dell’Allodola 12.

A prendersi cura di lui c’è la piccola Lizzie, che ama andare a scuola e ha la passione per l’aritmetica e l’ortografia.

Soltanto alcune pagine più in là, con grazia e senza enfasi, si capisce che la mamma è morta da poco: il padre non ha retto il colpo e se n’è andato in malora.

Ma il desiderio di tutti, anche di chi ha perso l’equilibrio, o forse in special modo degli usciti di senno, è quello di essere apprezzati e amati.

Così il papà decide di riscattarsi agli occhi della figlia partecipando alla Grande Gara degli Uccelli Umani.

Di cosa si tratta?

Di provare a spiccare il volo, in senso letterale, proprio, con un sistema di propulsione che faccia librare nel cielo i partecipanti. A contare di più, però, è il volo metaforico, la capacità di andare oltre, di superare gli ostacoli.

La lingua diventa scoppiettante, tradotta con grande maestria, quando sulla pagina si assiste alla carrellata dei concorrenti: quello che viene dall’atollo di Bikini e quell’altro da Baton Rouge, chi arriva da Chattanooga e chi da Châteauneuf. Ci sta la Libellula del Libano ed Elio L’Elicottero Umano. Non manca Benny il Bombo di Burramurra.

E poi ci sta Jackie Corvo che s’è messo in testa di volare con un paio di ali costruite con le piume raccolte in giardino, tenute insieme da filo di ferro e pezzi di spago.

S’è convinto proprio di essere un pennuto, Jackie: non mangia più toast e butta giù vermetti e scarafaggi per mantenersi leggero.

La poesia arriva quando Lizzie decide di seguire il padre in questa follia, decide di stargli accanto, di provare ad essere di nuovo insieme e complici.

Vorrebbe riavvolgere il tempo, ritornare ai giorni felici in cui lei e il padre condividevano dei progetti e un fare comune:

Sarebbe stato come quando l’aveva aiutato a pitturare la casetta, o a dare gli ultimi ritocchi alle bambole. Come quando avevano piantato quel giovane frassino in giardino e il papà aveva detto che loro due erano una squadra fantastica.

Succede così che quando il papà cattura e porta in casa un corvo per studiarne strategie e comportamenti, la figlia non gli urla di liberarsene, non gli dice che è fuori di testa, come invece fa la zia Doreen, che rappresenta l’ordine e la norma sociale, almeno nella prima parte del libro.

No, Lizzie, con una maturità inaspettata, gli suggerisce:

Puoi limitarti a osservare gli uccelli, papà. Li puoi guardare in giardino e prendere appunti. Fare disegni. Non c’è bisogno di catturarli, non credi?

E poi gli sta a fianco, fino a prendere il volo anche lei.

Riusciranno nell’impresa, falliranno?

Non ha importanza, perché quel che conta e la loro voglia di condividere ancora lo stesso tempo.

David Almond, che nel 1998 conquistò il mondo con Skelling e che nel 2000 vinse l’Hans Christian Andersen Award, firma un libro pieno di tenacia e amore, dove il “padre piumato e la sua signorina svolazzante” provano a ricostruire il loro nido, a ritrovare l’unione spazzata via dal lutto e dal destino.

È un libro sulla possibilità di ritrovarsi a dispetto di tutto e di tutti, dove alla fine anche il buonsenso e le regole possono farsi contagiare dall’entusiasmo e dalla voglia di spiccare il volo, danzando con i piedi sollevati da terra.

Consigliato a tutte le figlie che non hanno fatto in tempo a danzare e a volare con i loro papà.

Perché le storie servono anche a questo: rimettono indietro gli orologi, cambiano i finali.

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