Bologna Children’s book fair e Premio Strega Ragazze e Ragazzi. Libri e coraggio

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Saper rovesciare il reale in irreale e l’impossibile in possibile, può far ricordare ai grandi il potere della fantasia. E a noi ragazzi insegna quanto è importante sapersi stupire e sognare.

Federico Giovannetti, III E dell’Istituto Comprensivo Statale “Strocchi” di Faenza, ha ricevuto un bonus di cinquecento euro per la migliore recensione ad uno dei libri finalisti del Premio Strega Ragazze e Ragazzi. La sua presentazione di Ultimo venne il verme di Nicola Cinquetti (Bompiani) è stata premiata nel corso della cerimonia finale del Premio, che si è svolta mercoledì 5 aprile 2017 a Bologna Children’s Book Fair.

Così, come spesso accade, è stato un ragazzo a ricordare agli adulti che ci vuole coraggio per rendersi migliori, darsi nuove possibilità, sapersi reinventare.

È noto ormai che il prestigioso premio – promosso da Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, Strega Alberti Benevento SpA, BolognaFiere-Bologna Children’s Book Fair, Centro per il libro e la lettura e BPER Banca – è stato vinto per la categoria +6 da David Cirici con Muschio (Il Castoro) e per la categoria +11 da Luigi Garlando con L’estate che conobbi il Che (Rizzoli).

A vederle alla moviola, dalla fine all’inizio, la 54esima edizione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna e la II edizione del Premio Strega Ragazze e Ragazzi, sembra proprio che la parola chiave sia coraggio.

In realtà, questa parola ci viene in mente ascoltando l’intervista che Giovanni Nucci e Stefano Petrocchi hanno rivolto ai due vincitori, subito dopo la cerimonia, all’Authors Café della Fiera.

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È il Direttore della Fondazione Bellonci a far notare a Garlando che coraggio è proprio il termine più volte citato dai dieci finalisti nel corso della cerimonia condotta da Loredana Lipperini.

Garlando – giornalista sportivo e scrittore, che in passato ha dedicato un libro a Giovanni Falcone e nel prossimo si occuperà del Papa – conferma nel corso dell’intervista che ci vuole coraggio per seguire i propri sogni e anche per sapere quando fermarsi. Ma di una buona dose di coraggio è intriso tutto il suo libro, che intreccia la storia del Che, raccontata da nonno a nipote, a quella dei Barbudos della CaMerate, i dipendenti in rivolta dell’azienda di arredamento di famiglia che rischia la chiusura.

Cesare, la rivoluzione si fa con le idee, non con i fucili. Se hai una catena ai piedi puoi spezzarla e liberarti, ma se ti tengono nell’ignoranza non ti liberi mai. Ti fanno credere quello che vogliono, ti abituano a non pensare più e alla fine accetti anche le ingiustizie. La dittatura agisce così. Per questo il Che insegna a leggere e a scrivere. Il suo motto: più libri, più liberi.

Ma il coraggio c’è pure nel libro di Cirici, che ha scelto di parlare della guerra attraverso Muschio, un cane sopravvissuto che però ha perso Juninka e Mirkel, i due bambini che lo tenevano con sé nella casa andata distrutta.

“Ho deciso di far raccontare la guerra ad un cane perché, esattamente come un bambino, non capisce cosa stia accadendo. Anzi, il cane ne capisce ancor meno di un bambino: è come dare al giovane lettore un vantaggio in termini di comprensione. È anche un libro molto sensoriale: olfattivo, uditivo, visivo”, dice Cirici, scrittore catalano, che è stato anche professore di lingua e letteratura, sceneggiatore televisivo e pubblicitario.

E io non sapevo fare niente, tranne far correre i miei bambini tra i panni stesi, e leccarli il più possibile e renderli felici. Non sapevamo niente di prigionieri, però, imparammo subito”

si legge nel libro illustrato da Federico Appel e tradotto da Francesco Ferrucci.

Gaia Guasti, autrice di Maionese, Ketchup o latte di soia (Camelozampa) e Guia Risari, autrice de Il viaggio di Lea (Einaudi Ragazzi), pure di coraggio hanno parlato: il coraggio di essere come si è, di fare delle scelte diverse, senza aderire alla massa; il coraggio di intraprendere un viaggio, di generare nuove vite e nuove emozioni e ritornare a sé cambiati, rinnovati.
Proprio come fa Ulisse, che per antonomasia è colui che viaggia e torna alla sua Itaca – e non è più lo stesso ed è più lui di prima –,dopo mille peripezie, così come lo ha riscritto Mino Milani in Ulisse racconta. sempre per Einaudi Ragazzi.
E tracce di coraggio si trovano anche negli altri libri finalisti: Maciste in giardino di Guido Quarzo (Rizzoli), Quella peste di Sophie della Contessa di Ségur (Donzelli), Nove braccia spalancate di Benny Lindelauf (San Paolo), Smart di Kim Slater (Il Castoro).

E poi il coraggio lo abbiamo trovato anche curiosando negli stand e imbattendoci, per esempio, in due albi di Terre di Mezzo.
Qui ne parliamo velocemente, perché presto dedicheremo delle singole recensioni.

incontri disincontri

Quanto coraggio ci vuole a cambiare strada, a modificare le proprie abitudini, a lasciare la sicurezza di una stanza e di una tazza di thé, dei libri o del violino, che consolano e curano, per andare incontro alla vita e alla primavera? È il tema sognante che Jimmy Liao affronta in Incontri e disincontri, tradotto da Silvia Torchio, che di quest’albo si è innamorata nel lontano 2004 e lo ha portato in Italia.

E quanto coraggio ci vuole per costruirsi nuovi ricordi, senza avere paura delle avventure e neppure di spostare la luna con le mani?

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Lo raccontano in modo poetico e divertente Zoran Drvenkar e Jutta Bauer in Ti ricordi ancora: storia di una grande amicizia che si riempie di memorie e piccoli aneddoti da raccontare in vecchiaia, per confermarsi a vicenda di aver vissuto pienamente, senza riserve.

E non avevamo paura di nulla, anche se dietro ogni angolo ci aspettava un’avventura. Perché chi ha paura delle avventure può restarsene a casa.

I migliori libri per ragazzi, insomma, fanno proprio questo: mostrano che tutto è sempre, sempre trasformabile, che la vita è in divenire, che ci si può spostare da dove si è e camminare oltre, andare altrove.

Qualche volta, però, sono i ragazzi a ricordarlo agli adulti, perché più facilmente questi ultimi lo dimenticano, perché più facilmente prevale il dai e dai dei giorni di corsa.

E allora arriva un ragazzo come Federico Giovannetti, che con la sua recensione, proprio dopo aver letto un libro, ci invita a rovesciare il reale in irreale e l’impossibile in possibile. (Leggi qui tutta la recensione)

Per rimettersi in cammino e raggiungere quel luogo dove “è ancora tutto, o quasi tutto, da provare”.

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