“Scampia Storytelling”. Un racconto collettivo per costruire il futuro

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“Quando il vento dei soprusi sarà finito, le vele spiegheranno verso la felicità”.

Lo scrive un bambino di prima media, sotto il disegno delle Vele, gli edifici simbolo del degrado di Scampia, che presto saranno abbattuti per riqualificare la periferia a Nord di Napoli.

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La frase, in effetti, campeggia su una delle Vele, all’ultimo piano: è una striscia di vita, un lenzuolo steso per sperare in un futuro possibile e vicino.

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E la speranza si coltiva nella scuola “Sandro Pertini” all’interno del quartiere. Si coltiva senza retorica e senza sconti, in una succursale di frontiera che a guardarla mette paura, con le sbarre alle finestre e la fatiscenza tutt’attorno.

Qui ci siamo arrivati, venerdì 25 novembre 2016, per seguire Scampia Storytelling, progetto internazionale di lettura e scrittura giunto alla terza edizione.

Organizzato dall’ICWA, Associazione Italiana di Scrittori per Ragazzi, con la direzione di Rosa Tiziana Bruno, il progetto si avvale di una lunga lista di partner pubblici e privati, a cominciare dal Ministero della Difesa, dalla Regione Campania e dal Comune di Napoli.

Coinvolte scuole primarie e di istruzione secondaria di primo e di secondo grado, in un’intera giornata dedicata alla lettura e più in generale alla narrazione.

Sono intervenuti gli scrittori Eleonora Bellini, David Conati, Simone Dini Gandini, Agnese Ermacora, Chiara IngraoChiara PatarinoBarbara Pumhosel, Alessandro Riccioni e l’illustratore e fumettista Giuseppe Guida.

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La scuola “Pertini”, dunque, è solo uno dei luoghi che hanno ospitato questa iniziativa, che non si esaurisce in una sola giornata, ma prosegue di anno in anno per promuovere la lettura e la narrazione in varie forme: non soltanto attraverso la prosa, ma anche con la poesia, la fotografia e il fumetto.

Altri incontri si sono svolti all’Officina Chikù, centro interculturale con ristorazione sociale gestito da donne rom e di Scampia, e alla Biblioteca Le Nuvole (Centro Hurtado).

La dimensione internazionale del progetto salta subito all’occhio visitando il blog www.scampiastories.wordpress.com , che raccoglie le storie scritte da ragazzi di diverse nazioni; storie tradotte in inglese, tedesco, spagnolo, portoghese. Il tema comune, declinato in varie forme, è quello del futuro.

E Scampia storytelling. Immagini di futuro è anche il titolo della graphic novel, scritta da Rosa Tiziana Bruno (autrice anche di Un ribelle a Scampia) e illustrata da Giuseppe Guida, per Notes Edizioni, con dieci poesie inedite di Roberto Piumini.

Attorno a questo libro si sono svolti i laboratori che Giuseppe Guida ha tenuto in quattro classi della scuola “Pertini”.

Per ragioni logistiche abbiamo seguito proprio il suo contributo al Festival di Scampia, assistendo ai quattro incontri che il disegnatore foggiano ha tenuto con i ragazzi, in due prime e in due terze.

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Ha insegnato le tecniche base per realizzare i due protagonisti della storia, il gatto Totone ed Emanuele, partendo dalle forme base di un cerchio e di un triangolo. Ai colori ci hanno pensato i ragazzi, a briglie sciolte con la loro fantasia, realizzando gatti arancioni, panciuti o magri, con i baffi dritti o appesi, con le orecchie lunghe o corte.

Nel momento in cui, a forme geometriche di rettangoli sfalsati, l’illustratore cominciava a disegnare le Vele, tutti i bambini le riconoscevano, e si stupivano che qualcuno stesse rappresentando proprio la loro storia.

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Anche in questo caso il disegno è stato personalizzato da ciascuno di loro, questa volta però non attingendo alla fantasia, ma alla realtà, come ha fatto proprio il ragazzo che sotto le Vele ha scritto la frase d’apertura di questo resoconto, la frase sul vento, sui soprusi e pure sulla felicità.

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Roberto Saviano ripete spesso che non racconta Napoli al mondo, ma racconta il mondo attraverso Napoli.

È questa una frase che ci è tornata in mente seguendo questi laboratori, di storie che sembrano nate qui, che hanno un accento riconoscibilissimo, eppure portano l’eco di altre storie, delle altre periferie ad ogni latitudine, di altri giorni difficili da strappare all’abbandono scolastico.

Nel cuore ci portiamo il sorriso di Maria Pia Amoresano, docente di lettere alla scuola “Pertini”, che insieme agli altri colleghi, non smette di credere in un futuro migliore per questi ragazzi, e lo fa con una didattica attiva, innovativa, con poche risorse e tantissima buona volontà.

Ci racconta che alcuni ragazzi arrivano in prima media e non sanno leggere e scrivere, ci sono vicende familiari drammatiche alle spalle, in molti casi, ci sono problemi economici enormi.

Eppure poi il miracolo avviene, un passo alla volta, dando fiducia, lavorando insieme.

La dimensione del racconto torna sempre nei progetti di questa scuola: il venerdì, ad esempio, lo scorso anno, l’ultima ora  è stata dedicata alla lettura dell’Inferno di Dante. “E poi i ragazzi disegnavano le loro emozioni, un particolare che era rimasto impresso nella loro immaginazione, oppure una sensazione”. Il disegno è stato utilizzato anche nella rappresentazione della storia di Aracne e di altri miti greci e latini. L’altro anno, ad esempio, hanno vinto il progetto Michelin dedicato al viaggio, lavorando attorno al testo Viaggio in Italia di Goethe, in particolare alle pagine che si riferiscono al viaggio a Napoli che lo scrittore tedesco compì dal 25 febbraio al 29 marzo 1787. Gli studenti hanno ripercorso gli stessi luoghi, attualizzandoli. Ad esempio, certi luoghi visitati a cavallo ora sarebbero visitabili in metro. E così via. Ne è uscito un libro artigianale di tipo comparativo, realizzato in stretta collaborazione tra corpo docente e ragazzi, sia nella fase di ricerca, sia in quella di confezionamento.

E che dire della chat di classe? Uno strumento semplicissimo, un modo per piegare la fredda comunicazione mediata in una sorta di cerchio reale, e non soltanto virtuale, per parlare di tutto, mica solo della scuola. “Perché la cosa più importante è quella di comprendere e decodificare la complessità”, aggiunge la professoressa.

Così, un ragazzo dagli occhi dolci, che in prima non sapeva leggere, e pareva chiuso in un mondo tutto suo, con la faccia scontrosa e il cappuccio della felpa sempre calato sul volto, nella chat interviene e dice la sua e chiede confronto, sul muro del Messico, ad esempio, perché in aula avevano parlato di Trump, oppure sull’aloe verde, facendo riferimento ai temi dell’alimentazione affrontati in classe. E sempre con lo stesso sorriso la professoressa annuncia che lui adesso i libri li divora, tanto che lei non è neppure riuscita a catalogare i testi di narrativi ricevuti in premio grazie ad un altro concorso vinto.

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È la narrazione che consente di costruire il futuro e i giorni nuovi: la dimensione del racconto porta altrove, fa scattare il meccanismo di identificazione o di presa di distanza con i protagonisti di carta, fa sperimentare nuove situazioni nell’ambiente protetto della parola scritta.

Questo Scampia Storytelling lo sa, e prova a raccontare anno su anno, formando anche gli insegnanti, con dei corsi tenuti da ICWA sotto l’egida del Ministero dell’Istruzione.

Il progetto, già rientrato nel 2014 tra le iniziative della Settimana UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile, non è altro che una grande storia collettiva da raccontare tutti insieme, con un finale sempre aperto a nuove piccole, grandi conquiste.

Un piccolo soffio di vento per contribuire, insieme a tante altre realtà associative locali, a spiegare le Vele, se non proprio verso la felicità, almeno verso un domani meno duro.

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