Filo magico. Un libro che non finisce mai

cover_filo_magicoC’è il filo d’Arianna, il filo del discorso, che se non stai attento lo perdi, il filo d’olio, soprattutto per chi è a dieta, e il filo del rasoio, sul quale nessuno vorrebbe stare.

Poi c’è il filo di Annabelle: senza fine, di tutti i colori, capace di tenere insieme cielo e terra, uomini e animali, amici e nemici, persino le cose, le case, le casette degli uccellini e le cassette della posta.

È un omaggio alle sfumature, alla fratellanza e alla vita che supera ogni steccato, l’albo Filo magico di Mac Barnett, illustrato da Jon Klassen, per Terre di Mezzo, con il coordinamento editoriale e la traduzione di Davide Musso.

La stessa squadra, che lo scorso anno ha firmato Sam e Dave scavano una buca, si ritrova per dar vita ad una storia poetica per testi e illustrazioni, ma soprattutto per i vuoti narrativi che lasciano spazio all’immaginazione del lettore.

La prima tavola che apre il libro è sui toni del marrone e del bianco: case in legno e neve dappertutto. All’inizio dell’albo, insomma, non sembra esserci spazio per gli scoppi di gioia, oppure per gli imprevisti che in un modo o nell’altro dipingono i giorni rendendoli unici.

Il colore arriva quando Annabelle trova una scatola con dentro un filo per fare la maglia ai ferri: è un filo-arcobaleno che non s’esaurisce mai.

Parole e immagini proseguono di pari passo, così alla contrapposizione dei due colori, uno chiaro e l’altro scuro, si sostituiscono via via le allegre tonalità dei filati magici che s’intrecciano, tessono trame, legano realtà e futuri possibili.

La bambina sferruzza una maglia per sé e una per il suo cane, ma anche per il bambino che la prende in giro, per il maestro Norman, per i compagni di classe, per gli altri abitanti del paese e per i numerosi animali del posto. Tra questi spicca il riconoscibilissimo orso che Klassen ci ha già fatto conoscere in Voglio il mio cappello!, pubblicato da Zoolibri nel 2012.

Ma che succede quando dall’altra parte del mare arriva un arciduca che con la forza vuole impossessarsi della scatola magica e del magico filato?

E la magia, poi, è qualcosa che sta fuori o dentro le persone? È la scatola ad essere magica, oppure la meraviglia sta nei sogni di Annabelle?

Il libro non dà risposte, ma annoda destini a destini, giocando con tutti gli strumenti della narrazione: parole, immagini, colori, rapporto tra fondo bianco e figure, tra i vuoti e i pieni, tra il detto e il taciuto.

In ogni caso, a trionfare su tutto è la fantasia, quella stimolata e quella richiesta a chi il testo lo sfoglia, lo legge, lo guarda, lo interroga, poco importa se si tratta di un bambino o di un adulto.

Alla fine a ciascuno sembrerà di aver letto un libro diverso, il proprio libro personale, alla ricerca della formula magica per essere felici insieme agli altri.

Tutti legati, o meglio collegati, da un filo immaginario.

Ché da solo nessuno è felice.

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