“I miei primi 25 aprile”. Un libro che guarda al futuro

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Nel tempo dell’iperconsumo, della globalizzazione, del movimento frenetico di persone e merci, della connessione perenne ai social network e della distrazione costante rispetto a tutto ciò che accade fuori dagli schermi, un libro della casa editrice bolognese L’Io e il mondo di TJ, freschissimo di stampa, prova a rimettere al centro il valore della festa.

Non di una ricorrenza qualsiasi, ma di quella della Liberazione: I miei primi 25 aprile è uno scrigno di parole e ricordi di Bernardo Bertolucci, della partigiana Rina, al secolo Ibes Pioli, e di Renato Romagnoli, nome di battaglia: Italiano.

Il racconto del grande regista e dei due combattenti dialoga costantemente con le illustrazioni di Tommi, immagini dal tratto stilizzato, con i contorni doppi e l’interno carico di tonalità vivaci , in grado di suscitare emozioni forti, senza essere mai né didascaliche né bozzettistiche. Anzi, ambientazioni e figure si fondono in queste piccole opere d’arte su carta, in cui un particolare si staglia dalla pagina e amplifica il disegno.

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La storia è ripercorsa tutta in poche pagine, con un linguaggio chiaro e movimentato dai cambi di registro: s’alternano narrazioni, aneddoti, riferimenti storici che la casa editrice ha raccolto nella pagina wikibaby, così come è evidenziato nel libro anche da un accorgimento grafico: una puntina da disegno, per conservare anche nella forma stampata una sorta di rimando ipertestuale, utile per sottolineare gli approfondimenti cronologici e storiografici.

Si va dal ventennio fascista alle leggi razziali, dall’armistizio dell’8 settembre all’istituzione della Repubblica Sociale Italiana di Salò, dai rastrellamenti di Marzabotto, (che fecero 770 vittime) alla Resistenza, dalle brigate “Garibaldi” alle formazioni Badogliane, fino alla Liberazione e all’Assemblea Costituente.

Il meccanismo di identificazione dei piccoli lettori è agevolato da alcuni ricordi raccontati in prima persona dai due testimoni dell’epoca, che lottarono per fare dell’Italia una Repubblica democratica. Ne isoliamo in particolare uno, che tiene insieme la follia nazifascista e la solidarietà dei tanti civili che le si opposero anche a costo della vita. Così, quando toccò ai malati di mente essere imprigionati e deportati dai tedeschi nei campi di concentramento o di lavoro, proprio a Bologna la comunità decise di salvare i matti del locale manicomio. In novecento furono ospitati in altrettante famiglie. Quando arrivarono i nazisti, trovarono soltanto Arturo, che non aveva voluto saperne di lasciare il manicomio. Anche lui, a modo suo, fece resistenza: disse che lì non c’era più nessuno, che matti non ce n’erano, che i matti erano loro. Lo fucilarono, a sangue freddo, mentre tutti gli altri ospiti del manicomio, nascosti in famiglie anonime, si salvarono.

Non è un libro nostalgico questo: lo si capisce in ogni pagina, in tutti i racconti e i disegni. Ma è anche detto a chiare lettere nel testo e nella quarta di copertina. È un libro che guarda al presente e al futuro, anzi che traguarda, per resistere ai nuovi mali di questo tempo; per liberarci dalle forze che ancora s’oppongono alla pace e alla libertà: mafie, terrorismi, razzismi, fanatismi religiosi e non, corruzione, la democrazia solo formale, la vita reale che sempre più spesso si confonde con quella virtuale. E poi l’isolamento, l’incapacità di onorare le feste e di intonare ancora insieme”Bella ciao”, canto di resistenza contro tutte le ingiustizie del mondo.

Così “le genti che passeranno” saranno più forti.
A schiena dritta, in faccia al vento.

Il libro verrà presentato il 14 aprile 2016, alle ore 18.00, alla Casa del Cinema di Roma, Sala Deluxe, largo Marcello Mastroianni, 1.

Sito: http://www.tjidee.it/
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Di “Bella Ciao” esiste anche una versione dedicata al duro lavoro nelle risaie.
Vi proponiamo questa interpretazione di Les Anarchistes.

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