“In ogni caso niente paura”. Una storia di speranze nuove e di futuro

nientepaura

Ed ognuno ritorna alla vita come i fiori nei prati.

Finisci di leggere In ogni caso niente paura di Cristiano Guarneri, edito dalla coraggiosa Piccola Casa Editrice di Milano, e ti salgono alle labbra i versi di una canzone di Francesco Guccini.

È un omaggio alla forza di ricominciare questa storia, ambientata nei pressi di Bergamo, in due periodi differenti, distanti l’uno dall’altro circa diciotto anni.

A cominciare è la voce narrante di Carlo, figlio di un avvocato mai a casa e di un’insegnante part time, che in prima persona presenta se stesso e i suoi amici, un gruppetto di preadolescenti alla ricerca della propria identità, fra piccole bravate e contestazioni alla buona.

In alternanza di capitoli, al lettore viene presentata la storia d’amore di Elisa e Rino, insegnante con la passione per gli orologi a pendolo, lei; impiegato di banca, perso dietro a mille interessi fugaci, lui. Con un crescendo di intimità, fatta di gesti quotidiani e complicità conquistata, si racconta il loro incontro casuale, l’interesse che nasce, l’amore che cresce, il matrimonio sognato, i figli che non arrivano, le preghiere, gli sforzi, la fede che il miracolo avverrà.

E la bella notizia arriva, proprio quando non è più attesa, ma senza che duri molto, funestata subito da una condanna: il feto presenta anomalie congenite. Si tratta di idrocefalia.

Nel libro i ragazzini, con Carlo in testa, si erano già imbattuti in un padre abbruttito, brusco nei modi e scontroso nell’animo, che guidava Giacomino, il figlio diciottenne in carrozzella. Lo avevano messo a nome Jimmi rotella, con quella cattiveria arrogante che colpisce spesso i ragazzi in branco.

È a questo punto che le storie, in apparenza a se stanti, s’intrecciano, in una costruzione narrativa solidissima e originale, capace di scavare nei sentimenti e nelle contraddizioni che agitano tutti i protagonisti.

È una grande prova d’autore questo debutto letterario, perché i personaggi, diversissimi per età anagrafica, vissuto e condizione sociale, sono restituiti al lettore nella loro complessità psicologica, emotiva e relazionale. Questo accade non soltanto con i personaggi maggiori, ma anche con quelli di secondo piano, il Ciòpa, ad esempio, l’ubriacone del paese: un passato di dolore appena accennato e un presente di solitudine consolato soltanto da don Flavio.

Sarà proprio il parroco a cucire insieme vicende e destini. Aiuterà i giovani a trovarsi e il padre di Giacomino a ritrovarsi, a darsi nuove possibilità di vita e di futuro, nonostante le offese della vita che lo hanno fatto invecchiare solo e arrabbiato.

Senza intenzione, fuori da ogni calcolo pedagogico e pedanteria confessionale, sarà ancora don Flavio a far sorridere Giacomino per la prima volta.

Mio nonno diceva che il tempo non è qualcosa che passa, ma il continuo ripetersi di un regalo, sottolinea Elisa in apertura della storia.

E una gita in collina, in chiusura del libro, sembra proprio riportare indietro lancette e speranze nuove.

Perché tutto è sempre possibile. Ancora.

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