My grandfather was a cherry tree. Film d’animazione tratto dal libro di Angela Nanetti

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My grandfather was a cherry tree: tredici minuti di poesia nel cortometraggio di animazione diretto da Olga e Tatiana Poliektova, prodotto in Russia nel 20015.

Tratto dal romanzo Mio nonno era un ciliegio di Angela Nanetti -scrittrice di letteratura per l’infanzia (e non solo, nel 2014 è uscito per Neri Pozza il libro Il bambino di Budrio), tradotta in più di venticinque lingue -, il film è stato premiato alle ultime edizioni del Giffoni e del Lucania Film Festival e sta riscuotendo prestigiosi riconoscimenti in tutto il mondo. Solo per citarne alcuni: International Young Audience Film Festival Ale Kino (Polonia), Lahore International Children’s Film Festival lahore (Pakistan), Premio speciale della Giuria al Russia-Italia Film Festival riff. Si è aggiudicato anche il premio come miglior film per ragazzi al Jio MAMI Mumbai Film Festival (India).

Con i loro disegni lirici, le due registe russe hanno ricreato le atmosfere della Basilicata per raccontare la storia di Tonino, un bambino di quattro anni che stabilisce un rapporto speciale con il nonno di campagna.

Musiche di Nicola Lerra, lucano.

Scusandoci per l’autocitazione, riproponiamo qui la scheda relativa al libro Mio nonno era un ciliegio, che ha ispirato le due sorelle russe.
La scheda è tratta dal testo Angela Nanetti. Artigiana di parole.

 

Mio nonno era un ciliegio

Non dimentico mai quel giorno in cui mi ha insegnato
ad ascoltare il respiro degli alberi

Tonino ha quattro anni e quattro nonni, due di città e due di campagna. I primi sono i nonni paterni, Luigi e Antonietta, che vivono nello stesso condominio; i secondi sono i nonni materni, originali anche nei nomi: Ottaviano e Teodolinda, che abitano a quaranta chilometri di distanza, coltivano l’orto e allevano polli e oche. La preferita della nonna è Alfonsina, un’ochetta che la segue come un’ombra. Nell’orto–giardino c’è anche un albero di ciliegio, di nome Felice. Ottaviano lo aveva piantato il giorno in cui, dopo diverse gravidanze fallite, era nata Felicità, loro unica figlia, adesso mamma di Tonino.

mio nonno era un ciliegioQuando la nonna si ammala e muore, il nonno spiega a Tonino che Teodolinda non è andata via, anche se non si vede, perché al suo posto ha lasciato Alfonsina. Allora Tonino si fa un’idea della morte: le persone si trasformano in qualcosa che in vita hanno amato. E così, quando perde anche il nonno non ha dubbi: è sicuro che si trasformerà nel ciliegio.

Quest’albero, infatti, è stato al centro del loro forte legame: Tonino ha trascorso le vacanze estive dal nonno che gli ha insegnato a salire sui rami e ad ascoltare il respiro delle foglie.

Il nonno trattava Felice come un membro della famiglia: una notte aveva acceso persino il fuoco perché le gemme non gelassero, col risultato che s’era preso una polmonite. Una volta guarito, Ottaviano si era trasferito a casa di Tonino insieme ad Alfonsina, ma sentiva una “spina nel cuore” , perché il Comune aveva deciso di espropriare parte dell’orto per farci passare la superstrada. Il nonno era fuori di sé: una mattina andò al parco pubblico, salì su un albero, credendo si trattasse di Felice, e pretese da un vigile una carta con cui il Comune rinunciava a prendersi le sue terre. Dopo quest’episodio, il nonno viene ricoverato in una clinica tutta bianca, una “casa dei non–colori” , dice Tonino. E lì muore. Passano pochi giorni e arrivano le ruspe per buttar giù il ciliegio. Tonino si arrampica sul ramo più alto, fino a quando il sindaco dichiara di non voler più abbattere Felice. I genitori, che nel frattempo si erano divisi, tornano insieme e restano a vivere in campagna. Un anno più tardi nasce Corinna, e Tonino già pensa che insegnerà alla sorellina a salire sull’albero: insieme giocheranno e sentiranno Felice respirare e sorridere, come diceva il nonno.

2Affronta il tema della morte, il romanzo più tradotto di Angela Nanetti, ma in realtà parla della vita, che si alimenta di relazioni e di legami con le persone, la natura e gli oggetti.

Nelle attuali società occidentali si assiste a una progressiva rimozione del lutto reale, non soltanto quello biologico, ma anche quello più generale della perdita: luoghi, tradizioni, memorie e appartenenze, tutto assorbito dal consumismo selvaggio. A farne le spese sono soprattutto i bambini, che non possiedono strumenti adeguati per elaborare la separazione: sono stati abituati all’esposizione mediatica, ma non al contatto diretto con la scomparsa delle persone vicine.
Diventa allora più semplice aggirare l’ostacolo, inventando storie per spiegare a Tonino dove è andata a finire nonna Teodolinda. I nonni di città gli dicono che è partita per un viaggio in cielo, senza aereo, in un posto dove i bambini non possono andare. Ma in questo modo non fanno i conti con la concretezza tipica del pensiero infantile. Così, quando al funerale qualcun altro dice a Tonino che la nonna è dentro la cassa di legno, il piccolo scoppia a piangere, perché non ci capisce più nulla: “Non ci credo! Siete tutti bugiardi” .

mygrandfatherwasatreeNonno Ottaviano, invece, con la sua cultura contadina basata sui cicli naturali della vita, offre una spiegazione laica, ma molto consolatoria, che non rimuove il concetto di morte, ma lo trasforma. In questo modo, Tonino viene a sapere che non rivedrà più la nonna, o più tardi il nonno, mentre invece la metafora del viaggio avrebbe potuto alimentare in lui la speranza del ritorno.

Allo stesso tempo, però, questa nuova consapevolezza non porta dolore e disperazione, perché Tonino sa che può mantenere i nonni in vita nel ricordo e potrà cercarli in tutto ciò che loro avevano amato.
Sorprende l’universalità della spiegazione che attinge a una religione degli affetti, senza latitudini e appartenenze, e questo spiega ad esempio il grande favore che il libro ha trovato in Giappone e in altri paesi orientali.

La scrittrice, che utilizza le immagini e il registro poetico, contrappone vita e morte come due condizioni dell’esistenza: nella casa dei non–colori il bianco dell’ospedale e il rosso delle ciliegie raccontano i diversi stati d’animo del nonno, che lentamente si sta spegnendo, ma che ritrova uno sprazzo di felicità in quel cesto di primizie portato da Tonino.

Notevole lo sforzo stilistico e linguistico di Angela Nanetti, che utilizza l’io narrante: tre anni dopo i fatti, è lo stesso Tonino a raccontare le vicende, con una semplicità di linguaggio, frutto di un intenso lavoro d’identificazione narrativa con il personaggio.

 

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