“Il bambino sottovuoto”. I bambini in serie sono finti

Ilbambino_sottovuoto

Uscito nel 1975, Il bambino sottovuoto di Christine Nöstlinger – scrittrice austriaca insignita nel 1984 del prestigioso Premio Internazionale Hans Christian Andersen – è stato pubblicato in Italia da Salani nel 1989, nel 2007 e a maggio 2015.

Nella quarta di copertina, Antonio Faeti lo descrive come un libro “in bilico tra surreale saggezza e sfrenata fantasia controeducativa”.

Diventato ormai un classico della letteratura per ragazzi, il testo di grande attualità, con toni leggeri e una scrittura scoppiettante, mette alla berlina il mondo perfetto e di plastica che vorrebbe controllare l’infanzia e la sua carica sovversiva, trasformando i bambini in piccoli adulti perfetti e composti.

Divertentissima la contrapposizione tra Berta Bartolotti – signora di mezza età, che indossa mille colori, si trucca tantissimo, intreccia e vende tappeti, fuma sigari, non riordina la casa, dimentica di fare la spesa e di cucinare, ha un marito scomparso che, come ripete spesso, vive a casa del diavolo – e il piccolo Marius, un bambino istantaneo di sette anni che le viene inviato per corrispondenza, tutto raggrinzito in un barattolo di latta, rianimato poi da una soluzione nutritiva contenuta sempre nel pacco di spedizione. Lei in realtà non ha ordinato nessun bambino, ma si affeziona subito al nuovo arrivato, nonostante l’eccessiva responsabilità, educazione e compostezza del piccolo, che fanno da contraltare alla sua esistenza disordinata e fiera.

Colpisce in modo giocoso, ma non meno pungente, la critica ai condizionamenti socio-culturali che ci inchiodano ai ruoli imposti dal contesto: la signora è considerata eccentrica dai vicini perché non è moglie e madre; il ragazzino, prodotto in serie dalla fabbrica, è pensato per soddisfare i bisogni dei genitori che vogliono un figlio di cui vantarsi e non un bambino da accogliere nella sua autenticità, in un rapporto di reciproco cambiamento e di crescita bilaterale.

“Io non posso essere diverso da quello che sono”, dirà Marius, quasi sconfitto e rassegnato, quando gli altri bambini non lo accetteranno, per quella sua aria da primo della classe.

Ma cosa succede quando la fabbrica si accorge di aver commesso un errore e vuole il bambino indietro?

Senza svelare il finale, vale la pena di sottolineare il mescolamento di competenze, astuzie e abilità messe in atto per evitare la riconsegna, a conferma della necessità di essere sempre plurali e in relazione con gli altri, per migliorarsi senza arrivare mai alla perfezione, in una crescita perenne e aperta.

È un libro che smonta i vecchi sistemi educativi basati sul premio e sulla punizione, come spiega Kitti, la deliziosa bambina che s’innamora di Marius e prova a farlo diventare un ragazzino normale, con pregi e difetti:

“L’educazione è basata sul principio secondo il quale un bambino viene lodato se fa una cosa giusta e punito se fa qualcosa di sbagliato. Quindi: se si è buoni si riceve una lode, se si è cattivi si riceve una punizione” .

È la vecchia impostazione che va dal docente al discente, in modo unilaterale, senza scambio e circolarità, come suggeriscono invece i moderni orientamenti pedagogici.
Così Pino Boero e Carmine De Luca parlano dell’autrice nel libro La letteratura per l’infanzia:

“L’estrosità tematica e formale nasconde una forte vocazione morale (rodariana, diremmo) e un intenso impegno civile” (p. 303).

Sempre nel libro di Boero – De Luca sono indicate le riedizioni italiane delle principali opere di Nöstlinger:

Salani:
Il bambino sottovuoto
Che m’importa di Re Cetriolo
Il Wauga
Ma che nano ti salta in testa
Hugo, il bambino nel fiore degli anni
Che stress!
Bonsai

Nuove Edizioni Romane:
Il giramondo
Il nuovo Pinocchio

Mondadori:
Due settimane in maggio

Einaudi Ragazzi:
Come due gocce d’acqua
Mamma e papà me ne vado
La famiglia Cercaguai
Anch’io ho un papà

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