“Mia” di Antonio Ferrara. L’amore è libertà

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Illustrazione di copertina di          Chiara Carrer

Mia è il titolo dell’ultimo romanzo di Antonio Ferrara, scrittore, illustratore e formatore, con il dono rarissimo dell’empatia. Ma “mia” è anche l’unico spazio, proprietario e predatore, che definisce l’identità violenta e disperata di Cesare, giovane protagonista e voce narrante di una storia che rovescia l’amore e lo trasforma nel suo contrario, fino a giungere all’omicidio.

“Niente da fare, mi dicevo, questa donna è mia […] di lei io volevo tutto, tutto, anche i pensieri”.

Così, il ragazzo di appena quindici anni esiste e sente di essere vivo, in un deserto di emozioni familiari, scolastiche e amicali, soltanto accanto alla sua fidanzata, che però ama in modo violento e totale: la soffoca, è geloso anche del suo interesse per i libri e per le poesie, per le tante possibilità dei racconti.

Con la capacità di indagare il tormento degli adolescenti e le loro contraddizioni emotive, l’autore sa tenere insieme asperità e sfrontatezza di questo personaggio, con la vulnerabilità racchiusa in una sola ammissione: “[.] Quando le dissi quelle cose lì la testa mi girava, perché uscire da dentro fa male”.

È una conferma per Ferrara, che con Ero Cattivo nel 2012, un libro ambientato in una comunità di recupero per ragazzi, ha vinto il Premio Andersen nella categoria Miglior libro oltre i 15 anni, e che soltanto un anno prima aveva affrontato il difficile tema del disagio mentale in Batti il muro. È la conferma di un autore che sa restituire lo smarrimento dell’adolescenza, senza eccessi e sbavature, perché attinge anche all’esperienza diretta in una comunità alloggio per minori, dove ha lavorato per sette anni.

Fra le tante cose che Stella fa – studiare, leggere, uscire con le amiche, ridere con gli occhi e con il cuore – c’è anche quella di scrivere su un quaderno nero le cose che succedono. L’abilità del narratore e dell’osservatore di vita e di emozioni viene fuori in due frasi appena, che tratteggiano i mondi incomunicabili e lontani dei due ragazzi:

– “Il nascondino o i baci?”, chiede Cesare, per sapere cosa lei abbia scritto sul quaderno, fra le cose che sono appena successe.
– “Le cose che sono successe dentro, non quelle fuori”, risponde Stella.

Pubblicato da Settenove, giovane casa editrice impegnata nella prevenzione della violenza di genere e nella promozione di nuovi linguaggi senza stereotipi, il testo arriva a conclusione di un lungo percorso di educazione sentimentale e di prevenzione del disagio, attraverso laboratori di scrittura per emozioni che hanno coinvolto diverse scuole italiane e straniere.

Il libro nasce da un’idea di Marianna Cappelli, moglie di Antonio Ferrara, fotografa e illustratrice di grande sensibilità, che pensava fosse interessante un romanzo sul femminicidio raccontato dal punto di vista maschile.

Dagli incontri con preadolescenti e adolescenti, filtrati dall’autore, sono nati personaggi, trama e linguaggio della storia.

È una vicenda che in qualche modo risuona, come una musica triste, nell’animo del lettore.

La fa scaturire Stella, con il suo passo di danza, lieve e leggero, con la testa persa in mezzo ai libri, con le citazioni di Canetti e di Shakspeare, con la determinazione e la fierezza che indossa quando ripete: “L’amore può essere soltanto libertà”.

E salgono alle labbra i versi di Le Coeur est un oiseau di Richard Desjardins: il cuore è un uccello.
Contre la tyrannie il refait son nid (contro la tirannia ha rifatto il suo nido).

E sembra venirci a dire che l’amore, il vero amore, non può che volare fuori dal recinto di ogni possesso.

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