La leggenda di Tin Hinan. Una storia di sorellanza

Tuareg_mammeonline

“È un libro gender contro gli stereotipi sessisti, culturali e religiosi”.

Così Donatella Caione della Casa Editrice Mammeonline descrive La leggenda di Tin Hinan, l’albo illustrato fresco di stampa che ricostruisce, nello stile di una fiaba, il mito di fondazione dei Tuareg, popolo nomade del deserto del Sahara ormai in via d’estinzione.

Colpisce l’armonia quasi magica tra il testo di Rossella Grenci, logopedista potentina, che ha già all’attivo alcuni lavori sulla dislessia, e le illustrazioni di Tatiana Martino, tavole a tutta pagina dai delicati colori pastello che aggiungono racconto al racconto.

“È una storia di sorellanza”, dice l’autrice riferendosi alla complicità tra la principessa Tin Hinan, che viveva felice con il re e la regina nel regno di Tafilalet, in Marocco, e la sua ancella Takamat. Le due fuggirono insieme nel cuore della notte, quando un cugino della principessa con un colpo di mano s’impossessò del regno.

Quella stessa sorellanza pare scorgersi tra autrice e illustratrice, che in modo agile tessono la trama di una storia al femminile. Il lettore segue il viaggio delle due fuggitive: il sole cocente che rende difficile il cammino, il freddo della notte, le lunghe distese di sabbia, acqua e cibo scarsi, gli animali sfiniti. Alla fine la ricompensa però arriva: l’eroina ce la fa e rovescia la sorte, diventando la regina di un popolo non ancora civilizzato incontrato nella piccola oasi di Abalessa.

Tin Hinan insegnò loro a leggere e a scrivere in Tifinagh, un alfabeto di origine antichissima. Mostrò come lavorare la creta, tessere e tingere stoffe, riconoscere le piante officinali. È così che nacque il popolo dei Tuareg, conosciuto anche come popolo blu, per la tradizione degli uomini di coprirsi capo e volto con un velo color del cielo.

Leggenda o storia realmente accaduta? Poco importa, anche se il ritrovamento di uno scheletro di donna, negli anni Trenta del secolo scorso, in una tomba lussuosissima proprio ad Abalessa, lascerebbe pensare che ci sia un fondamento storico.

Il merito di questa narrazione tradizionale, che da oltre dodici secoli attraversa il Mediterraneo, è quello di dare dignità e valore a una cultura altra, di tipo matriarcale, che tiene le donne in massima considerazione.

“Sono loro che tramandano gli antichi insegnamenti, leggono, suonano uno strumento ad una sola corda chiamato imzad e scelgono il futuro sposo. A loro appartengono la tenda e gli animali. Inoltre quando si spostano sono le donne a decidere dove piantare la tenda cucita con le pelli di capra, e la montano seguendo un rito preciso affinché il vento non vi porti dentro la sabbia”. È scritto così nelle tre pagine di approfondimento che in chiusura del libro spiegano chi sono i Tuareg, con brevi cenni alle loro usanze, in grado di evocare subito una certa atmosfera.

L’albo è impreziosito da alcune curiosità, mai didascaiche: il nome di Tin Hinan scritto in Tifinagh e la riproduzione fedele di un ferma tenda, oggetto prezioso e simbolico per un popolo sempre in viaggio.

Un libro coraggioso per la piccola casa editrice foggiana, un libro che smantella i luoghi comuni sul ruolo della donna nella cultura musulmana, ad esempio.

Per realizzarlo è stata avviata un’operazione di crowdfunding, una sorta di produzione dal basso: in tanti si sono impegnati in anticipo ad acquistare la copia, oppure hanno versato un piccolo contributo a sostegno delle spese di stampa.

Sabato 5 dicembre si è tenuta la prima presentazione a Foggia, presso l’associazione Donne in Rete.

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A sx Donatella Caione insieme all’autrice Rossella Grenci

Alto l’interesse del pubblico adulto presente, a conferma che si tratta di un libro trasversale, non soltanto per le bambine e i bambini.

Perché le belle storie sono sempre di tutti.
Da secoli e per secoli ancora.

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