Firufìlrouge/Dal pulcino saggio al cosmopulcino: dalla letteratura istruttiva a quella giocosa

Sino al secondo  dopoguerra ha prevalso in Italia, ma anche nel resto d’Europa, una letteratura istruttivo-educativa che si proponeva di ammonire e di consigliare. 

I lettori non potevano riconoscersi in questi protagonisti di carta, troppo misurati e controllati, quasi degli adulti in miniatura, cosicché anche i meccanismi di proiezione e di identificazione del lettore risultavano compromessi.

Pensiamo – tanto per fare un esempio – a Le memoria di un pulcino di Ida Baccini (1875), che rappresenta al meglio questa tendenza all’indottrinamento.

«Se qualcuno vi offende ingiustamente non pensate mai a vendicarvi, ché la vendetta è la cosa più brutta di questo mondo; anzi, sei vi si offre occasione di fare una garbatezza a quella stessa persona che vi ha offeso, fategliela subito con gioia, e il Signore vi benedirà». (p.125)

È solo con le produzioni di Gianni Rodari (tra il 1950 e il 1970) che arriva il primo segnale di controtendenza in Italia, una vera e propria rivoluzione di stili e di contenuti, per avvicinare i ragazzi al mondo reale, parlando di temi attuali, dalle differenze sociali allo sfruttamento del lavoro, dalla pace alla fratellanza tra i popoli, attraverso l’utilizzo del linguaggio concreto e diretto della quotidianità, articolato in modo divertente e giocoso. Abbandonata la pedagogia prescrittiva, la letteratura comincia a scendere ad ‘altezza di bambino’, attraverso una rappresentazione più veritiera della fanciullezza, che soddisfa curiosità e bisogni esplorativi dei piccoli lettori, senza rifugiarsi in mondi edulcorati e fittizi.

Restiamo a parlare di pulcini, con Rodari, che nel suo libro Favole al telefono (1962), racconta così la storia del Pulcino cosmico. Notate la giocosità dell’intero racconto che riportiamo integralmente:

«L’anno scorso a Pasqua, in casa del professor Tibolla, dall’uovo di cioccolata sapete cosa saltò fuori? Sorpresa: un pulcino cosmico, simile in tutto ai pulcini terrestri, ma con un berretto da capitano in testa e un’antenna della televisione sul berretto.

Il professore, la signora Luisa e i bambini fecero tutti insieme: Oh, e dopo questo oh non trovarono più parole.

Il pulcino si guardava intorno con aria malcontenta.

– Come siete indietro su questo pianeta, – osservò, – qui è appena Pasqua; da noi, su Marte Ottavo, è già mercoledì.

– Di questo mese? – domandò il professor Tibolla.

– Ci mancherebbe! Mercoledì del mese venturo. Ma con gli anni siamo avanti di venticinque.

Il pulcino cosmico fece quattro passi in su e in giù per sgranchirsi le gambe, e borbottava: – Che seccatura! Che brutta seccatura.

– Cos’è che la preoccupa? – domandò la signora Luisa.

– Avete rotto l’uovo volante e io non potrò tornare su Marte Ottavo. – Ma noi l’uovo l’abbiamo comprato in pasticceria.

– Voi non sapete niente. Questo uovo, in realtà, è una nave spaziale, travestita da uovo di Pasqua, e io sono il suo comandante, travestito da pulcino.

– E l’equipaggio?

– Sono io anche l’equipaggio. Ma ora sarò degradato. Mi faranno per lo meno colonnello.

– Be’, colonnello è più che capitano.

– Da voi, perché avete i gradi alla rovescia. Da noi il grado più alto è cittadino semplice. Ma lasciamo perdere. La mia missione è fallita.

– Potremmo dirle che ci dispiace, ma non sappiamo di che missione si trattava.

– Ah, non lo so nemmeno io. Io dovevo soltanto aspettare in quella vetrina fin che il nostro agente segreto si fosse fatto vivo.

– Interessante, – disse il professore, – avete anche degli agenti segreti sulla Terra. E se andassimo a raccontarlo alla polizia?

– Ma sì, andate in giro a parlare di un pulcino cosmico, e vi farete ridere dietro.

– Giusto anche questo. Allora, giacché siamo tra noi, ci dica qualcosa di più su quegli agenti segreti.

– Essi sono incaricati di individuare i terrestri che sbarcheranno su Marte Ottavo tra venticinque anni.

– E’ piuttosto buffo. Noi, per adesso, non sappiamo nemmeno dove si trovi Marte Ottavo.

– Lei dimentica, caro professore, che. lassù siamo avanti col tempo di venticinque anni. Per esempio sappiamo già che il capitano dell’astronave terrestre che giungerà su Marte Ottavo si chiamerà Gino.

– Toh, – disse il figlio maggiore del professor Tibolla, – proprio come me.

– Pura coincidenza, – sentenziò il cosmopulcino. – Si chiamerà Gino e avrà trentatre anni. Dunque, in questo momento, sulla Terra, ha esattamente otto anni.

– Guarda guarda, – disse Gino, – proprio la mia età.

– Non mi interrompere continuamente, – esclamò con severità il comandante dell’uovo spaziale. – Come stavo spiegandovi, noi dobbiamo trovare questo Gino e gli altri membri dell’equipaggio futuro, per sorvegliarli, senza che se ne accorgano, e per educarli come si deve.

– Cosa, cosa? – fece il professore. – Forse noi non li educhiamo bene i nostri bambini?

– Mica tanto. Primo, non li abituate all’idea che dovranno viaggiare tra le stelle; secondo, non insegnate loro che sono cittadini dell’universo; terzo, non insegnate loro che la parola nemico, fuori della Terra, non esiste; quarto…

– Scusi comandante, – lo interruppe la signora Luisa, – come si chiama di cognome quel vostro Gino?

– Prego, vostro, non nostro. Si chiama Tibolla. Gino Tibolla. 

– Ma sono io! – saltò su il figlio del professore. Urrà, 

– Urrà che cosa? – esclamò la signora Luisa. – Non crederai che tuo padre e io ti permetteremo… 

– Ma il pulcino cosmico era già volato in braccio a Gino. 

– Urrà! Missione compiuta! Tra venticinque anni potrò tornare a casa anch’io. 

– E l’uovo? -domandò con un sospiro la sorellina di Gino. 

– Ma lo mangiamo subito, naturalmente. 

E così fu fatto».

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